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Piacenza - Jacopo Silva: «Ho deciso in un secondo, questa è casa mia». Sestu: «Situazione difficile, ogni giorno cambia tutto»

Il capitano torna in biancorosso dopo 4 anni: «Sento il peso della maglia e della responsabilità, ringrazio il Renate perché ha capito la mia situazione, il Piace per avermi voluto qui e i tifosi per l'affetto». Il dg Fiorani: «Siamo in un momento in cui non ci danno risposte, la programmazione cambia ogni 24 ore»

Volti distesi e sorridenti, il presidente Polenghi nelle retrovie e una certa preoccupazione dettata dall’incertezza della categoria - Serie C o Serie D? Qualche novità arriverà il 24 luglio, poi il 2 agosto al Tar del Lazio ma prima del 29 agosto non si avranno certezze - che per un pomeriggio viene lasciata fuori dalla sala stampa del Garilli.
E’ il giorno del ritorno di Jacopo Silva, unico giocatore presentato e unico che parla ufficialmente (perché la sua, come vedremo, è una scelta di campo) mentre per tutti gli altri la convocazione è per lunedì/martedì, al raduno, però non essendoci accordi ufficiali per la questione del ripescaggio nessuno potrà parlare.
Silva sì, perché, come detto, la sua è una scelta di campo: «Ringrazio il Renate con cui avevo un contratto, hanno capito la mia situazione, quando il ds Sestu mi ha chiamato non ci ho pensato su nemmeno un secondo. Se Piacenza chiama io ci sono, indipendentemente da dove giocheremo e da un contratto. Ho rescisso e sono venuto qui». Musica per le orecchie dei tifosi che poco prima l’hanno salutato nel piazzale dello stadio con un: “Bentornato capitano”.

Facciamo però un piccolo passo avanti. In sala stampa ci sono il dg Fiorani e il ds Sestu, piuttosto provati da questa estenuante estate - «non è facile gestire un club senza sapere dove devi giocare, tra professionisti e dilettanti cambia tutto a livello burocratico e di accordi» - c’è il presidente Marco Polenghi che si piazza con discrezione in terza fila ma dispensa buonumore e sorrisi. Poi c’è lui, Jacopo Silva e l’ufficio stampa Riccardo Mazza.

Parte Fiorani: «In questo momento mi godo solo il ritorno di Apo (Silva, ndr) perché il resto è quasi “impossibile”. Siamo in un periodo della stagione in cui non ci danno risposte, la programmazione cambia ogni 24 ore. In un arco di tempo siamo in D, poi possiamo essere ripescati in C, tuttavia c’è da capire che dal punto di vista burocratico cambia tutto tra professionisti e dilettanti. Per fortuna in sede c’è un gruppo straordinario di persone, la società è fantastica e ci permette di lavorare al meglio. La prova è che viaggiamo su due binari, quello della D e abbiamo tutti gli incartamenti a posto per la Lega Pro».

Un momento della presentazione di Jacopo Silva

Sestu gli va dietro: «L’aspetto più difficile sul mio ruolo sono i giovani “under” perché cambiano le annate. In Serie D sono obbligatorie alcune annate, in Serie C puoi giocare se vuoi con altre. Però siamo compatti e determinati, stiamo lavorando per costruire una squadra vincente in D, dopodiché vedremo. L’arrivo di Silva ci dà un “quid” in più a livello di forza, di tecnica, di competitività e lasciatemi dire anche di spogliatoio. Il suo ritorno, l’arrivo di Pippo Porcari nello staff tecnico, il mio come ds: stiamo ricostruendo il gruppo che sfiorò la B nel 2019. Poi la situazione la conoscete: questa fase di stallo non ci permette di lavorare alla pari con gli altri, lunedì ci troviamo e avremo una quindicina di giocatori ma nessuno di loro potrà parlare ufficialmente perché in fondo non ci sono contratti depositati. Siamo in D o in C? Vi sembra normale tutto ciò? Il ritorno di Mattia Corradi? E’ un amico. Gerbaudo? Vedrete lunedì se ci sarà. Scusateci, ma la situazione è molto complicata dal punto di vista burocratico e anche noi facciamo fatica darvi delle risposte».

E infine arriva Silva: «La telefonata di Sestu ha subito toccato i tasti giusti. A Renate stavo bene, avevo ancora un contratto, poi questa chiamata ha cambiato tutto e ringrazio il Renate per aver capito la situazione. Quello del Piacenza è sempre stato il primo risultato che guardavo in questi quattro anni lontano dalla mia città e comunque non mi era piaciuto il modo in cui ci eravamo separati nel 2019. Ho sentito il bisogno di tornare per riportare il Piacenza in Serie C, poi gli eventi degli ultimi giorni hanno cambiato le carte in tavola ma poco importa. Sono orgoglioso del ruolo che devo ricoprire, non mi spaventa essere il capitano di questa squadra ed essere qui come uomo spogliatoio, nemmeno l’avere dei giovani attorno in difesa. Maccarone? Mi ha fatto una splendida impressione, soprattutto per l’umiltà con cui abbiamo parlato però fatemi ringraziare i tifosi. Non mi aspettavo questa ondata di affetto, anche oggi erano qui a salutarmi. Torno perché Piacenza è casa mia».

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