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Piacenza - Gatti: «Fusione? Era tutto fatto. Poi...»

Il Piacenza Calcio vuole scrivere la parole fine sul capitolo fusione col Pro Piacenza e per farlo sceglie una conferenza stampa dove i presidenti Marco e Stefano Gatti, accompagnati dal DG Marco Scianò e dall'ufficio stampa Roberto...

Piacenza - Gatti: «Fusione? Era tutto fatto. Poi...» - 1


Il Piacenza Calcio vuole scrivere la parole fine sul capitolo fusione col Pro Piacenza e per farlo sceglie una conferenza stampa dove i presidenti Marco e Stefano Gatti, accompagnati dal DG Marco Scianò e dall'ufficio stampa Roberto Gregori, illustrano e spiegano i motivi dell'improvvisa chiusura nei confronti del club rossonero.

RIASSUNTO - Prima occorre ripercorrere le velocissime tappe di questi ultimi giorni. Il consigliere del Pro Piacenza, Alberto Burzoni, la scorsa settimana si incontra col presidente onorario biancorosso Stefano Gatti, i due trovano una sorta di accordo con un organigramma societario e una spartizione delle quote condivisa da entrambi. Presidenza a Marco Gatti (col 50% delle quote a testa), vice Scorsetti, DG Scianò, DS Cerri e settore giovanile gestito da Daniele Moretti (uomo Pro) e Francesco Guareschi (uomo Piacenza). Dopodiché Burzoni, nel cda del Pro Piacenza di giovedì scorso, ha avanzato la proposta trovando il consenso degli altri soci: Scorsetti, Tacchini e Molinari, tutti con una quota del 25% a testa. Sembra tutto fatto ma invece la fusione salta nella sera tra sabato e domenica.

MOTIVI - «Semplicemente perché il Pro Piacenza - spiega Marco Gatti - dopo il consiglio di amministrazione di giovedì ha cambiato le carte in tavola. I rossoneri ci hanno proposto, con una telefonata: a noi la presidenza e a loro tutta la parte tecnico sportiva. Condizioni che non potevamo accettare, faccio il presidente mettendo più della metà dei soldi e non ho alcuna voce in capitolo sul fronte sportivo? Così non ci andava bene».

PASSO INDIETRO - Marco Gatti inizia citando una dichiarazione di Roberto Pighi, attuale socio del Fiorenzuola, che a marzo provò a fare da capofila per unire i due club, altro tentativo mestamente naufragato. «Pighi ha detto che la fusione si arenò per l'ampia differenze di vedute tra i soci del Pro Piacenza». E ancora: «Ovvio che Pighi non sia entrato nel Piacenza, successivamente, perché un suo investimento era subordinato a una fusione per giocare in Lega Pro, per stare in Serie D allora ha preferito affiancare i suoi fratelli al Fiorenzuola, ma quello che importa è che anche lui tre mesi fa, come noi oggi, abbia constatato l'impossibilità a trattare con il Pro Piacenza». E qui arriva l'affondo: «E' la quinta volta che il Pro Piacenza, di sua iniziativa, ci cerca per la fusione e abbiamo sempre parlato per trovare un accordo di massima. I problemi nascono quando si riuniscono i quattro soci, hanno sempre visioni differenti e alla fine escono proposte diverse da quelle che ci vengono prospettate e questa volta non è andata diversamente. In altre parole: un socio ci lancia una proposta, ne discutiamo, e poi una volta che loro fanno il cda escono richieste differenti».

CAOS - «Addirittura abbiamo trattato - prosegue Gatti senza fare nomi - sempre su loro iniziativa, col 25% per cento della proprietà, poi abbiamo parlato col 50% che aveva una visione diversa rispetto al socio che ci ha incontrato la prima volta (Burzoni?) e infine non si sa cosa voglia fare il restante 25%. Quando si parla con i Gatti si ha davanti il 100% della proprietà, con loro non si capisce mai con chi si stia parlando e chiedono sempre due cose diverse. Spero che sia l'ultima volta che veniamo cercati per la fusione, voglio mettere la parola fine a questa telenovela ribadendo un fatto: la nostra società è aperta a chiunque voglia entrare per darci una mano, anche al 50%, purché si parli chiaro e con una persona sola».

RIPESCAGGIO - Infine Marco Gatti chiarisce un aspetto legato ai ripescaggi in Lega Pro. «Allo stato attuale è impossibile fare una domanda di ripescaggio per due motivi: siamo troppo indietro nella classifica generale essendo usciti al secondo turno dei playoff e, soprattutto, sarebbe folle versare 600mila euro a fondo perduto nelle casse della Lega Pro per fare domanda. Questi 600mila euro, a cui aggiungere la fideiussione, dovrebbero essere scalati da budget e ci ritroveremmo a dover fronteggiare una stagione con un budget considerevolmente ridotto. Se invece dovessero cambiare i presupposti, e quindi senza dover versare nulla a fondo perduto - concetto che Gatti sottolinea più volte - allora potremmo avanzare la nostra richiesta».
Giacomo Spotti

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