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Piacenza - Francesco Volpe bussa al Club dei 100

Là in cima comanda irraggiungibile, sia nei numeri sia nell'iconografia, Gianpietro Piovani: 342 presenze con la maglia biancorossa. Seguono nomi importanti, da Gigi Riccio (252) a Comba (161), da De Vitis (120) a Skoglund (105). Domenica a...

Francesco Volpe nel suo primo anno al Piacenza (foto Spreafico)
Là in cima comanda irraggiungibile, sia nei numeri sia nell'iconografia, Gianpietro Piovani: 342 presenze con la maglia biancorossa. Seguono nomi importanti, da Gigi Riccio (252) a Comba (161), da De Vitis (120) a Skoglund (105). Domenica a Ravenna anche Francesco Volpe ha bussato alla porta che apre al "club dei 100", cerchia ristretta di giocatori (86) che hanno vestito la casacca del Piacenza fino alla tripla cifra. L'attuale capitano le festeggerà col Rimini, lo sfizio del gol se l'è tolto col Ribelle, ma c'è da giurare che farà di tutto per segnare anche domenica prossima, in una sfida che una volta era di cartello in Serie B mentre oggi vale le prime posizioni in Serie D. Da buon napoletano, devoto alla scaramanzia, non parla della partita che gli consegnerà un posto di rilievo nel calcio piacentino; noi lo collochiamo lì grazie alle otto mani di Bottazzini, Fontanelli, Rovati e Zilli, che ci hanno dato invece l'almanacco "Piacenza 90" senza il quale ogni conteggio risulterebbe - quasi - impossibile. Volpe raccoglie l'eredità lasciata da Gigi Riccio, l'ultimo nostro grande capitano. Novantanove presenze col Piacenza (16 reti segnate) tra campionato e Coppa Italia, una storia che parte da lontano, da Ercolano, in provincia di Napoli, e attraversa mezza Italia. «Napoli è la mia casa - ci dice - dove c'è la mia famiglia, papà e mamma, i fratelli, i cugini e gli amici. E' il centro del mio mondo, perché la famiglia manca sempre». Napoli è dove i ragazzi imparano a giocare a pallone per strada. Tre corner un rigore (di tacco), la sponda è buona e i pali sono due giubbini a un paio di metri di distanza l'uno dall'altro. «Ho iniziato come tutti i bambini, nel parco davanti alla mia casa, dopo sono andato nella squadra di Ercolano e alla Damiano Promotion». Da lì sono usciti anche il portiere Ciro Polito e il difensore Erminio Rullo.

Una carriera che prometteva scintille. «Sono contento di come sta andando, certo se tornassi indietro non rifarei alcune cose, ma oggi ho una testa diversa rispetto a prima. Non è facile andare via di casa a 14 anni». Quella era l'eta in cui approdò al Genoa. «La mia è sempre stata una famiglia molto unita e a Genova piangevo ogni settimana, la lontananza da casa all'inizio è difficile, per fortuna mamma e papà spesso venivano in Liguria. L'ambiente ha fatto il resto, avevo la possibilità di allenarmi con la prima squadra sotto la guida di De Canio e al Genoa è legato il mio esordio in Serie B a Trieste. Quella fu un'emozione unica, come quando incontrai Luciano Moggi alla Juventus. Appena firmato il contratto ci dissero di aspettare il direttore in una stanza, io e Criscito pensavamo al direttore del settore giovanile, invece si presentò Moggi dicendoci che eravamo alla Juve perché la società credeva in noi». E' il primo bivio. «Al Genoa ero considerato il talento che stava crescendo, alla Juventus ero uno dei tanti: anche quello però era un sogno che si realizzava perché tifavo per i bianconeri fin da piccolo. Eravamo uno squadrone con Marchisio, De Ceglie, Paolucci e Giovinco». Infatti arrivarono il campionato Primavera e la vittoria al Torneo di Viareggio sotto la guida di Chiarenza. Alcuni spiccano il volo, Volpe sceglie la scala a chiocciola. «Alcune scelte non le rifarei, ma quando si è giovani si hanno tanti difetti e non rimpiango nulla, ho imparato che i sacrifici alla fine pagano e potevo farne qualcuno in più». Piacenza, con le sue cento presenze e molti altri significati è la sua seconda vera tappa dopo le Primavera di Genoa e Juventus. «Sono sempre stato bene ovunque, a Ravenna con Dino Pagliari ho forse fatto il mio anno migliore, in Serie A al Livorno ho vissuto un'esperienza formativa, l'anno successivo, dopo la retrocessione, è stato più difficile ma davanti avevo Tavano e Diamanti». Un girovagare che rispecchia il suo carattere tipicamente napoletano. «Sono stato bene ovunque, certo preferisco il mare alla nebbia». Allora Piacenza sarebbe il posto meno indicato di tutti, con la sua nebbia e le golene del Po. «Adoro pescare ma nel fiume è tutto più difficile e non mi riesce bene come al mare». Il club dei 100? «Vuol dire che sono sulla buona strada, il mio sogno è tornare tra i professionisti con questa maglia e cercherò di farlo in ogni modo possibile. Sono in debito con Piacenza perché la città e i suoi tifosi mi hanno regalato emozioni che tutti i calciatori dovrebbero vivere. Qui da voi mi sento amato e la fascia da capitano non fa altro che darmi più responsabilità».

Voglia di tornare in Lega Pro, dove era arrivato nell'ultimo giorno di mercato del 2011. Stesso ragionamento fatto da Monaco e Lisi in estate. «Sinceramente? Non ho mai digerito la retrocessione del 2012. Avevo tre anni di contratto e all'improvviso, col fallimento, mi ritrovai senza squadra. E' stata l'estate più brutta di sempre, le offerte non mi convincevano, poi arrivò quella del direttore Merli e del presidente Gatti. A dir la verità ero sempre rimasto in contatto con alcune persone, mi chiamava Davide Reboli (storico leader della Curva Nord, ndr) dicendomi di tornare, io non ci credevo perché non pensavo di poter scendere in Eccellenza». E invece Volpe si convince che quello dovrà essere il suo percorso. «Non posso che ringraziare i presidenti, Marco e Stefano Gatti, che prima di tutto sono due tifosi e mettono il cuore nel Piacenza. E' ciò che li differenzia dagli altri». Ai margini dell'Emilia, in una terra di confine tra Lombardia, Piemonte e Liguria hai trovato la tua dimensione. «Ho trovato una fidanzata (Sofia) che condivide i miei sacrifici, degli amici come Decio (Rossopomodoro) che mi sfama tutti i giorni e poi c'è Marrazzo, con il quale mi mando a quel paese dieci volte al giorno ma è un ragazzo eccezionale. Il calciatore non lo commento, per lui parlano i numeri, ma l'uomo è davvero incredibile». Il cerchio si chiude col Rimini, cento presenze e la speranza di fare ancora molto con questi colori. «Quest'anno abbiamo iniziato bene, vinciamo partite che l'anno scorso non avremmo portato a casa».
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