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Piacenza e Pro: Pighi regista della squadra unica

Di fatto sono almeno tre anni che ciclicamente l’argomento della fusione tra Piacenza e Pro torna a galla. Il dato di fondo è che entrambe le società di calcio piacentine non vedrebbero male la cosa, ma solo a determinate condizioni. Del resto i...

I fratelli Marco e Stefano Gatti-2
Di fatto sono almeno tre anni che ciclicamente l’argomento della fusione tra Piacenza e Pro torna a galla. Il dato di fondo è che entrambe le società di calcio piacentine non vedrebbero male la cosa, ma solo a determinate condizioni. Del resto i messaggi degli scorsi mesi sono stati limpidi nel significato: «Bacino d'utenza utile solo per una squadra», diceva due mesi fa Bruno Giglio dalla sponda rossonera. I Gatti, dalla parte biancorossa, hanno sempre detto «La nostra porta è sempre aperta a imprenditori piacentini». Tuttavia, ci si è sempre fermati alle parole, perché per far «convergere i capitali» (come si usa dire per evitare il termine “fusione”) non basta fare esercizi di aritmetica, bisogna trovare una combinazione d’incastri societari che, nonostante incontri e tavoli più o meno ufficiali, non si è mai riusciti a trovare. Nemmeno lontanamente.

BURZONI - Oggi l’argomento è tornato prepotentemente in voga dopo l’ennesima ritirata tattica. A fare la parte di Penelope, dopo che l’anno scorso ci provò il Comune, stavolta è il dirigente del Pro Piacenza, Alberto Burzoni, che ha dichiarato: «Lavoro per unire i due club e fare un solo grande Piacenza, ma non è facile perché i Gatti vogliono comandare e con i tifosi ho trovato qualche resistenza, ma li sto incontrando». La risposta del presidente del Piacenza, però, non si è fatta attendere: «Il signor Burzoni dice di voler fare la fusione ma con lui abbiamo parlato solo un paio di volte e mai in modo approfondito».
Che sia un’iniziativa tutta sua o su mandato della dirigenza rossonera, della quale Burzoni è esponente di grande rilevanza, fa poca differenza: le carte adesso sono scoperte. Anche se, a ben guardare, siamo sempre lì: i Gatti sono disposti a trattare, rinunciando perfino alla presidenza, purché si confluisca nel Piacenza attuale; dall’altra parte punterebbero, qualora si salvassero, a preservare l’attuale categoria del Pro Piacenza con tutto quello che ne consegue (si andrebbe a spegnere l’attuale Piacenza per confluire nel Pro), e quindi mettersi d’accordo sulle quote. A complicare il mosaico, però, ci sono anche le rimostranze di una parte consistente della tifoseria, avversa a ulteriori traslochi dello storico marchio della Lupa.

IL NUOVO PROTAGONISTA - Fin qui non c’è niente di nuovo sotto il sole. In realtà, ciò che spariglia le carte è l’ingresso in scena dell’imprenditore Roberto Pighi, colui che per stessa ammissione dei vertici societari rossoneri sta trattando l’acquisto del pacchetto di maggioranza delle azioni del Pro Piacenza. In che modo questo potrebbe sbloccare la situazione? Semplice, Pighi – fratello di Francesco e Giovanni, impegnati nel Fiorenzuola - è l’identikit del personaggio super partes in grado di mettere d’accordo tutti. Di questo si è parlato nell’incontro tra lo stesso Pighi e Marco Gatti, avvenuto nei giorni scorsi. La proposta di Pighi, fatta con il benestare della dirigenza rossonera (che a fine stagione potrebbe veder uscire di scena Domenico Scorsetti), è quella di far confluire tutti i capitali in un’unica società. Al Piacenza, tuttavia, l’idea della fusione proprio non piace e sarebbero disposti a trattare una divisione delle quote in parti uguali tra diversi attori, tra cui Giglio, purché la base di partenza sia l’attuale Piacenza Calcio, con Pighi a ricoprire la carica di presidente.

INCERTEZZE - L’esito della trattativa è incerto, anche perché ci sono tante incognite. Se le due squadre si dovessero trovare nella stessa categoria, infatti, la dirigenza del Pro potrebbe fare un passo verso le richieste del Piacenza, viceversa se i rossoneri dovessero rimanere in Lega Pro, allora sarebbero i Gatti a dover cedere e la cosa sarebbe tutt’altro che scontata per le ragioni da loro espresse tante volte. Ne risulta quindi un Cubo di Rubik particolarmente difficile da decifrare.
Marcello Astorri

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