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Piacenza: è necessario cambiare strategia. Il punto

Incassato anche il «no grazie» di Massimo Bagatti in casa Piacenza Calcio si rende necessario un brusco cambio di strategia, magari accantonando definitivamente l'idea di avere sulla panchina un allenatore semiprofessionista e cercare, invece, un...

Il ds Andrea Bottazzi (al centro) con i presidenti Marco e Stefano Gatti
Incassato anche il «no grazie» di Massimo Bagatti in casa Piacenza Calcio si rende necessario un brusco cambio di strategia, magari accantonando definitivamente l'idea di avere sulla panchina un allenatore semiprofessionista e cercare, invece, un tecnico che non faccia di "piazza" e "pressione mediatica" un problema. Piacenza non è un'anomalia, Piacenza è la regola. Se si vuole allenare squadre importanti bisogna fare i conti con una serie di fattori ambientali che formazioni di Serie D, anche se neopromosse in Lega Pro, di certo non avranno mai. E' la famosa «pressione» di cui l'anno scorso si è abusato ma che onestamente c'è; e per fortuna perché vuol dire che la piazza biancorossa è viva, ha sete e segue con passione.

La necessità di scegliere un allenatore "di categoria" era principalmente dettata dall'esigenza di avere una guida esperta al timone di una squadra che avrà, come obiettivo, quello di vincere il campionato. Si cercava un tecnico profondo conoscitore della Serie D, o comunque più in generale della sfera dilettantistica, che riuscisse ad abbinare questa qualità alla capacità di vincere. Per questo motivo si sono cercati Arnaldo Franzini prima e Massimo Bagatti poi, mentre con De Paola è stato proprio il club a voler stoppare un accordo già preso perché il tecnico calabrese non possedeva il secondo requisito richiesto. Discorso diverso invece per Carmine Parlato: lui voleva il Piacenza e il Piacenza voleva lui. Qui però si sono innescati dei nodi di carattere economico, principalmente dettati dalla scelta di giocatori di un certo profilo, che hanno portato a un'improvviso raffreddamento e alla conseguente virata su Bagatti. Il «no» di quest'ultimo ha rimesso tutto in discussione perché lo stesso direttore sportivo Andrea Bottazzi non si aspettava un rifiuto quando la sera prima c'era stata una fumata bianca con relative strette di mano.

E dunque? Tralasciando la comprensibile pista del «debito di riconoscenza», tanto vera quanto banale perché il debito nasce nel momento in cui si accetta anche solamente di parlare con un altro club, il vero problema è che il Piacenza, per sua natura, ha bisogno a questo punto di guardare a un target diverso di allenatori. Servono professionisti che abbiano allenato piazze importanti e calde, che sappiano cosa vuol dire sentire la pressione di un ambiente sulle spalle, e che siano in grado di catalizzare su di loro queste aspettative scaricando di conseguenza la squadra. Insomma è chiaro come i «no grazie» detti al Piacenza siano frutto dell'ambiente che aspetta questi allenatori, spaventati dal poter essere bruciati da una piazza che esige risultati e un rapporto quotidiano con i propri colori. E' comprensibile e per questo motivo è ora di salpare verso nuovi lidi: ci vuole un tecnico che faccia dell'ambiente l'ultimo dei suoi problemi e non il primo.

Il romano Lorenzo Ciulli rispetta in parte questo profilo ed è uno dei nomi preferiti da Andrea Bottazzi che con lui ha lavorato a Castiglione nelle ultime due stagioni in Lega Pro. Altro nome caldo un mese fa ma poi accantonato - per i motivi spiegati all'inizio - è quello di Francesco Monaco e lui potrebbe essere il candidato perfetto. A Piacenza tornerebbe volentieri, ha un conto in sospeso con questa maglia (nessuno ha digerito la retrocessione del 2012) e il suo profilo è l'ideale. Ha allenato tre anni una piazza calda come quella di Ancona, con la quale ha ottenuto una promozione in Serie B, ha guidato alla conquista della Lega Pro la Carrarese e poi aveva salvato il Piacenza nel 2012 ma i 9 punti di penalizzazione lo costrinsero a giocare (e perdere) i playout contro il Prato: con Monaco è previsto un incontro lunedì mattina per conoscersi. L'unico dubbio è legato alla sua poca esperienza in Serie D ma, come detto prima, forse è davvero meglio svincolarsi da questa caratteristica. Altro nome che potrebbe tornare in pista è quello di Carmine Parlato ma al momento su di lui c'è la Triestina.
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