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Cristiano Scazzola è l'uomo in più del Piacenza. «Quello dei ragazzi è un "meritato" miracolo»

Il tecnico sui playoff e sul suo futuro in biancorosso: «Non abbiamo energie da sprecare sul domani, siamo arrivati a questo punto ragionando partita dopo partita e così dobbiamo fare fino a quando non avremo la salvezza in mano. Merito mio? Il merito è soprattutto dei giocatori e della società»

Cristiano Scazzola

Da giocatore si ricorda molto bene del Garilli perché con la maglia del Fiorenzuola segnò un gol all’Inter nella sfida di Coppa Italia che si giocò dentro quello che al tempo di chiamava ancora Galleana.
Cristiano Scazzola lì c’è tornato a distanza di 25 anni con una missione: portare alla salvezza il Piacenza nella stagione più difficile di sempre visto che la pandemia ha messo a dura prova anche il calcio, in particolare quello delle serie minori. Classe 1971, nato a Loano e figlio d’arte - il padre Carlo è stato calciatore negli anni ’70 - ha avuto una bella carriera da giocatore mentre da allenatore le due avventure migliori sono state quelle sulla panchina della Pro Vercelli, che ha portato e poi salvata in B, e con il Cuneo con il quale è retrocesso solo perché la società collezionò ben 25 punti di penalizzazione ma altrimenti, sul campo, avrebbe addirittura conquistato i playoff.
Già, i playoff, proprio quelli che oggi Scazzola non vuole nemmeno sentire nominare. Ha tirato il Piacenza fuori dal guado a colpi di vittorie (25 punti in 15 partite, una media 1.6 a partita) e ora, a tre giornate dal termine, ha praticamente messo le mani sulla salvezza diretta. «Manca ancora qualcosa» ci dice «e per questo motivo non abbassiamo la guardia, serve un ultimo sforzo».
Tuttavia, in uno slancio di ottimismo dopo una stagione che stava prendendo una brutta piega, il Piacenza oggi ha i playoff lì a portata a mano, a soli 2 punti di distanza.
Cristiano Scazzola appare ombroso, sembra di pochissime parole (ma non è così, si lascia andare dopo un paio di domande) e fa moltissimi fatti, soprattutto ha un cuore decisamente generoso. Insieme alla moglie Eliana ha fondato un’associazione (“Insieme per il Gaslini…gli amici di Virginia Marialinda Scazzola) che aiuta i bambini dell’Ospedale Gaslini e le loro famiglie. C’è anche una pagina Facebook (qui) per raccogliere fondi.
Longilineo, ci tiene alla forma, ma un bicchiere di vino ogni tanto se lo concede: «Se ne devo suggerire uno dico il Vermentino».

Scazzola ama guardare davanti, cioè ai playoff che improvvisamente sono lì a due punti, oppure preferisce guardarsi alle spalle, cioè pensare solo a fare quel piccolo passo verso la salvezza diretta?
«Non è questione di dove si guarda, piuttosto dobbiamo sì pensare a dove siamo adesso ma senza dimenticare la situazione da cui siamo partiti. Quando sono arrivato a Piacenza avevo davanti 18 partite e una squadra che era a un passo dall’ultimo posto e a -7 dalla salvezza diretta. Se ti trovi in una situazione del genere non ti puoi permettere molti calcoli, l’unica ricetta per uscirne è quella di ragionare partita dopo partita, senza guardare più in là della domenica successiva».

Quindi?
«Quindi guardo ancora partita dopo partita. Non abbiamo la certezza matematica della salvezza diretta, che sarebbe il terzo obiettivo di questi ultimi tre mesi, perciò la mia testa e quella dei ragazzi è unicamente alla gara contro l’Albinoleffe. Prima raggiungiamo l’ultimo obiettivo prima possiamo pensare ad altro».

Cioè?
«Quando sono arrivato, come detto prima, non avevo molti calcoli da fare e perciò ci siamo posti dei paletti da raggiungere. Prima dovevamo allungare sull’ultimo posto, che era l’unico a portare alla retrocessione diretta. Una volta raggiunto questo margine, allora, abbiamo pensato ad allungare per metterci in una posizione che ci avrebbe garantito di disputare i playout quantomeno in posizione di favore, cioè con il pareggio a disposizione e comunque su due gare. Anche questo obiettivo l’abbiamo raggiunto due domeniche fa. Ora pensiamo alla salvezza diretta, quando ce l’avremo definitivamente in mano potremo parlare di altro».

Però la vittoria di Crema ha messo una bella pietra sul suo discorso.
«Senz’altro la partita contro la Pergolettese aveva un valore triplo in termini di classifica, al pari di quella ottenuta in casa della Pro Sesto, tuttavia finché non c’è la matematica a supportarci non dobbiamo pensare a cose diverse».

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