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Piacenza - A Legnago serve una vittoria, poi la sosta

Se ne sono dette tante sulla stagione di questo Piacenza Calcio. Sul tavolo degli imputati, in quella che finora è stata una stagione parzialmente deludente, sono finiti allenatori, giocatori simbolo, società e perfino preparatori atletici. Tra...

Foto Emanuela Gatti-14
Se ne sono dette tante sulla stagione di questo Piacenza Calcio. Sul tavolo degli imputati, in quella che finora è stata una stagione parzialmente deludente, sono finiti allenatori, giocatori simbolo, società e perfino preparatori atletici. Tra cambi repentini di rotta, decisioni più o meno affrettate, errori di valutazione e andirivieni di personaggi, risulta davvero difficile capire cosa sia veramente accaduto e cosa abbia impedito, ad una rosa tanto competitiva, di raggiungere (anche se, forse, una speranza per riaprire i giochi c'è ancora) un obiettivo al quale sembrava predestinata.

PRESSIONE - Questa parola è stata a lungo sulla bocca di molti quando si è trattato di spiegare le ragioni per un andamento troppo altalenante della squadra. Tutti sanno, però, che quando ti chiami Piacenza, hai un seguito di migliaia di tifosi e giochi in serie D, il risultato è "una conditio sine qua non" forse una vera e propria condanna. Tuttavia, una delle obiezioni mosse più di frequente ai presidenti è quella secondo la quale, durante tutto il precampionato, si siano create aspettative troppo elevate intorno a un neo promosso Piacenza. Certe critiche, probabilmente, sono ben fondate. Ma è bene, per avere un certo equilibrio di giudizio, guardare la cosa sotto un altro aspetto. Infatti, se è vero che, spesso, i toni durante le interviste rilasciate sul tema degli obiettivi stagionali sono sempre stati alquanto enfatici, di certo, anche se così non fosse stato, sarebbe stato difficile sfuggire al fardello di grande favorita. Del resto, quando si conduce un mercato, partendo già da un'ottima base, pescando tra i migliori giocatori dell'intera serie D, si hanno i favori del pronostico a prescindere e le aspettative della piazza non possono che andare di conseguenza.

PSICOLOGICO - Si può quindi muovere qualche appunto a una dirigenza che ha investito su quelli che, nelle premesse, erano i migliori giocatori in circolazione? La risposta, probabilmente, è che se errori di valutazione ci sono stati, questi sono gli stessi in cui molte squadre, dalla serie A alla Terza categoria, possono incappare. La realtà è forse un'altra e lo ha capito bene William Viali quando ha detto, dopo Piacenza-Lecco, queste parole: «Abbiamo un problema di testa. Più che un allenatore, a questi giocatori servirebbe uno psicologo>>. Il punto, probabilmente, è proprio questo. Al Piacenza non manca niente per vincere il campionato a livello tecnico. Il problema è nella testa dei giocatori, forse questi non erano preparati (eccetto qualche elemento), né abituati, a reggere le pressioni tipiche di una squadra professionistica che ha l'obbligo di vincere. Hanno tuttavia ancora la possibilità di riscattarsi e finalmente dimostrare a tutti di non essere inadeguati al compito posto la scorsa estate. In troppi, finora, hanno reso molto al di sotto dei propri standard.

PLAY OFF - Occorre quindi ricordare che ci sono ancora 14 partite che possono stravolgere un'intera stagione. A partire da Legnago, trasferta complicata, contro una squadra ostica, dopodiché il 2 febbraio il campionato osserverà un turno di sosta per la concomitanza del Torneo di Viareggio dove gioca la rappresentativa della Serie D. Può essere, proprio domenica, un crocevia importante nel percorso di crescita del Piacenza, di fatti, tre punti permetterebbero ai biancorossi di mettersi sulla strada del derby con spirito positivo e con la possibilità, irripetibile, di rientrare in partita per discorsi di vertice. Se così non sarà, rimane comunque appetibile l'obiettivo di conquistare una poltrona per i play off. Da un lato, è vero, questi non garantiscono un posto in serie C, ma rimangono comunque una possibilità, soprattutto se si pensa che, l'anno scorso, tra rinunce e fallimenti la Lega ha dovuto attingere a piene mani dalle graduatorie di merito (si procederebbe anche quest'anno al ripescaggio, in alternanza, di una retrocessa dalla Seconda divisione e una tra le meglio piazzate tra quelle partecipanti ai play off di serie D). Qualsiasi cosa succeda, dunque, è evidente che ancora nulla è deciso e vale la pena provarci fino in fondo per Viali e compagnia. I bilanci veri e propri poi, si faranno alla fine.
Marcello Astorri
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