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Parla Adriano Marzeglia: «Piacenza è la mia rivincita»

«Il Piacenza è la mia rivincita». Lo dice il capocannoniere del girone B di serie D, Adriano Marzeglia, che nell’ultima vittoria contro la Pergolettese ha segnato il suo quindicesimo gol stagionale. Un attaccante che ha iniziato la sua carriera...

Adriano Marzeglia-5
«Il Piacenza è la mia rivincita». Lo dice il capocannoniere del girone B di serie D, Adriano Marzeglia, che nell’ultima vittoria contro la Pergolettese ha segnato il suo quindicesimo gol stagionale. Un attaccante che ha iniziato la sua carriera nell’Olimpo del calcio, al Milan, e poi si è ritrovato improvvisamente nel purgatorio dei dilettanti: «Rimpiango le scelte che feci da giovane - racconta Marzeglia - quando non ascoltavo nessuno e volevo fare solo di testa mia. D’altronde se fai otto anni al Milan, arrivi a sederti in panchina a San Siro, al fianco di grandi campioni, e poi ti ritrovi in Eccellenza a Martina Franca vuol dire che qualcosa hai sbagliato per forza. Piacenza per me è la seconda possibilità, l’ultimo treno per il professionismo».
Marzeglia è arrivato a Piacenza tra lo scetticismo generale, dopo una preparazione estiva fatta con la Correggese. L’ anno prima, al Seregno, aveva fatto 13 gol ma con il presidente, Paolo Leonardo Di Nunno, non è rimasto in splendidi rapporti: «Spero di vincere il campionato in casa contro di loro».

Proprio a Seregno, nella sfida dello scorso 29 novembre, Marzeglia segna il gol del momentaneo vantaggio del Piacenza. Poi quell’indice alla bocca e lo sguardo verso la tribuna: a chi era rivolto?
«Era rivolto al presidente del Seregno. Durante il riscaldamento mi ha offeso come solo lui sa fare, da lì il mio gesto di stizza. Ha insultato la mia famiglia, ha detto che da lui non valevo niente mentre a Piacenza facevo bene. In verità, se guardiamo gli almanacchi, con lui ho fatto 25 gol in 50 partite. Quindi se qualcosa è andato storto la colpa è sua».

Adesso c’è un presente tutto da vivere. Questa è la stagione migliore di Adriano Marzeglia?
«Senza ombra di dubbio».

Cosa c’è di magico in questo Piacenza?
«La magia sta nel gruppo. Se guardo i miei gol mi riservo solo una piccola fetta di merito, perché questa è una squadra costruita per essere uno schiacciasassi e per imporre sempre la propria autorità. Dico grazie ai compagni che esaltano le mie caratteristiche con cross perfetti, ai presidenti, al mister che riesce a gestire tanti giocatori bravi che a volte devono subire la panchina. Qui nessuno si lamenta, sono tutti concentrati sull’obiettivo».

Domenica scorsa però non ha preso benissimo la sostituzione di Franzini…
«Ero arrabbiato con me stesso, perché vedo che il mister mi toglie spesso nell’ultima parte di gara. Se lo fa, vuol dire che non riesco a giocare i finali di partita come faccio all’inizio, quindi mi chiedo: cosa mi manca per arrivare fino in fondo?».

Ripercorriamo gli inizi della carriera di Marzeglia: le giovanili del Milan, la panchina a San Siro, poi un lungo peregrinare su campi di serie C, D ed Eccellenza. Cosa non le ha permesso di esplodere prima?
«Non tutti i calciatori sono uguali. Alcuni completano il loro processo di maturazione a 22-23 anni, io ci sono riuscito a 29. Credo sia meglio maturare tardi che non maturare affatto. Per esplodere quando era il momento giusto ci voleva la testa e un po’ di fortuna. Così non è stato, ma non voglio logorarmi pensando al passato. Sono contento di quello che sto facendo ora al Piacenza, dove i numeri mi ripagano per il lavoro che svolgo».

Da buon bomber, che obiettivo di reti si è posto?
«Al mio ingaggio in estate, nessuno a Piacenza credeva che sarei arrivato a 15 gol. Io ci ho creduto. Ho in testa una cifra tonda da raggiungere, ma non la dico per scaramanzia, e anche se la raggiungessi non voglio fermarmi lì. Spero di arrivarci, tra l’altro i gol fatti senza calciare rigori per me valgono doppio».

Lo ha detto anche lei: il suo arrivo è stato accolto con scetticismo. Ora nessuno la cambierebbe con qualsiasi altro attaccante. Quanto la inorgoglisce questa cosa?
«Ne vado molto orgoglioso. Così come vado orgoglioso della nostra Curva e dei ragazzi che gridano il mio nome. Per una piazza come Piacenza, che ha visto la serie A e ha conosciuto grandi attaccanti, è normale aspettarsi sempre il nome ad effetto. Una tifoseria così è giusto che sia esigente, a prescindere dalla categoria, ed era normale che ci fosse scetticismo. Alla prova del campo, però, il nome non conta. Lo scetticismo si cancella solamente con i risultati».

Ti piacerebbe restare al Piacenza anche il prossimo anno?
«Comunque vada, mi piacerebbe restare per tanti anni».

E allora diciamolo: domenica quanti gol fa Marzeglia?
«Mi manca la tripletta - sorride - ma come dico sempre, se da qua alla fine faccio solo 3-4 gol ma vinciamo il campionato, metto la firma adesso».

Marcello Astorri
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