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Minincleri scalpita: «Sono pronto per la Lega Pro»

«Mi sento pronto per la Lega Pro, a 27 anni credo di essermi meritato una possibilità». E’ carico a mille Simone Minincleri, fantasista nativo di Barletta, che sta vivendo un finale di stagione da vero mattatore con la maglia del Piacenza dei...

Simone Minincleri-5
«Mi sento pronto per la Lega Pro, a 27 anni credo di essermi meritato una possibilità». E’ carico a mille Simone Minincleri, fantasista nativo di Barletta, che sta vivendo un finale di stagione da vero mattatore con la maglia del Piacenza dei record. Arrivato in estate con l’etichetta del grande atteso, richiesto esplicitamente da Arnaldo Franzini, l’avvio non è però stato dei migliori a causa di un infortunio al costato che lo ha costretto ai box per il primo scorcio di stagione, condizionando le sue prestazioni per le gare successive: «Non riuscivo a esprimermi al meglio - spiega Minincleri - e alcuni dicevano che volevo andarmene, quando il mio unico pensiero era quello di ritornare nei professionisti con questa maglia». Minincleri quindi ha sgomitato per trovare posto fra i titolari, crescendo di partita in partita, arrivando poi al momento decisivo finalmente in gran forma. E’ suo, infatti, il gol di Mapello che ha regalato la Lega Pro al Piacenza dopo quattro anni di attesa: «Quella rete? Mi ricorderò tutta la vita la corsa sotto la Curva».

Dopo l’inizio di stagione sfortunato si può dire che questo finale di campionato le stia restituendo qualcosa…
«L’inizio non è stato facile, perché farsi male subito alla prima giornata e poi stare fuori per 5-6 partite nel momento cruciale per trovare la forma migliore è stato penalizzante. La squadra inoltre vinceva le partite, quindi per me è stato necessario lavorare ancora più duramente per ritagliarmi uno spazio. Ora, grazie agli sforzi fatti e a un pizzico di fortuna in più, sto riuscendo a togliermi delle soddisfazioni».

Parliamo di Poule scudetto: chi le piacerebbe affrontare?
«Vorrei giocare contro la Sambenedettese, perché ci gioca Titone, un mio grande amico ed ex compagno di squadra con il quale mi sento molto spesso. Sarebbe bello incontrarlo sul campo. Sarà un competizione alla quale potrebbero prendere parte tante squadre di nome, basti pensare a Parma, Cavese, Siracusa, Venezia. Il nostro pensiero, per adesso, deve essere quello di finire bene il campionato, perché solo così arriveremo alla Poule nel migliore dei modi».

Come mai un giocatore di talento come lei è ancora in serie D? E’ una questione di scelte personali o solo una casualità?
«Non è stata una questione di scelte personali, ho sempre lavorato per ritornare quanto prima nei professionisti. Sia a Pistoia che a Siena, le altre piazze dove ho vinto la D, dopo la promozione si sono verificati dei veri e propri terremoti e i gruppi vincenti sono stati smembrati. Spero che a Piacenza sarà diverso, perché credo di essermi meritato, con le prestazioni sul campo e non solo a parole, almeno una chance».

Molte squadre importanti hanno cambiato tanti giocatori dopo il ritorno nei professionisti. Perché, secondo lei, le società decidono di non confermare il gruppo vincente?
«Me lo sono sempre chiesto anche io. Bisognerebbe prendere spunto da piazze come Carpi, Sassuolo e Trapani. Queste società da un anno all’altro hanno sempre cambiato pochi elementi. Il Trapani, per esempio, sta lottando per i play off in serie B e ha in rosa giocatori che indossano quella maglia fin dai dilettanti. La verità è che il mondo del calcio è pieno di persone poco serie che fanno il male di questo sport, gente che costruisce le squadre in funzione d’interessi economici e non nell’interesse dei tifosi».

Le piacerebbe fare la Lega Pro al Piacenza?
«Sicuramente. Nel corso della stagione, quando non riuscivo a esprimermi al meglio, alcuni hanno detto cose brutte sul mio conto. Dicevano che volevo andarmene, ma non era vero. Io ho sempre lavorato, quotidianamente, per tornare nei professionisti con questa squadra. Ho 27 anni e sono pronto a misurarmi col palcoscenico della Lega Pro».

Il ricordo più brutto e quello più bello di quest’annata trionfale.
«Il più brutto è quello della prima giornata: ho preso due traverse e mi sono pure infortunato, con tutto quello che ne è conseguito. Il più bello è legato al gol di Mapello, con la corsa sotto il settore dei nostri tifosi. E’ una scena che a prescindere da come andrà a finire mi rimarrà sempre scolpita nella mente: fare gol davanti a così tanta gente regala un’emozione speciale, sembrava di essere nel campionato argentino quando tutti i tifosi scendono e si aggrappano alle ringhiere per esultare».

Corner e punizioni sono la sua specialità. Come si sviluppa una tale abilità sui calci piazzati? Cosa consiglierebbe a un giovane calciatore?
«E’ una questione di allenamento. Fin da bambino provavo a calciare le punizioni, anche da solo, in casa, mettendo in mezzo una sedia o un divano. Certo occorre avere una buona tecnica di base, e in questo la predisposizione te la dà Madre Natura. Ma al di là di questo penso che crescendo uno debba trovare il suo modo di calciare partendo dai suoi punti deboli: se non hai la potenza nel calcio, devi lavorare sulla precisione. Guardare gli altri, inoltre, può essere d’ispirazione. Io guardo sempre i video di Pirlo e Juninho, loro sì che erano dei maestri».

Usciamo dal campo di gioco. Che ne pensa di Piacenza come città?
«Mi sono trovato veramente bene. E’ una città che offre tanto, molto vivibile. Io abito in centro ed è molto bello poterla girare a piedi».
Marcello Astorri
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