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Il dg del Piacenza Calcio, Marco Sciano

Il dg del Piacenza Calcio, Marco Sciano

Marco Scianò durissimo sul caos nel calcio: «Governance inesistente. Regole sbagliate e scritte male»

Il direttore generale del Piacenza interviene dopo l'ennesimo stop. «Il 22 ottobre per le elezioni dobbiamo convergere su un nome che sappia rilanciare il sistema. Gravina? Mi piace. La Figc? Trasferirei tutto a Milano, le politica di Roma ha troppa influenza»

«Fosse per me trasferirei l’operatività della Figc e delle Leghe da Roma a Milano, liberando così le istituzioni sportive da quel carrozzone che è la Capitale, con i suoi palazzi, i suoi giochi di potere e le poltrone politiche che influenzano tutte le decisioni».
Arriva alla fine dell’intervista l’affondo del direttore generale del Piacenza, Marco Scianò, anche se, in realtà, il suo pensiero su quella che è l’estate più lunga del calcio italiano risulta più articolato e complesso. Il dirigente di via Gorra non le manda a dire - «il vero problema è che le norme della Giustizia Sportiva sono scritte male e quindi soggette a diverse interpretazioni» - esprimendo il suo endorsment nei confronti di Gravina: «La vera partita si gioca il 22 ottobre (giorno dell’elezione del presidente della Figc, ndr) quando saremo chiamati a convergere su un nome che sappia rilanciare il sistema calcio. Gravina? Mi piace perché lui fa appunto una politica di e per il sistema».
Di certo c’è il gran caos che vive la C dopo la decisione della B di giocare a 19 con l’improvviso appoggio del commissario straordinario Figc, Roberto Frabbicini. Il TAR ha sparigliato il mazzo riportando in corsa quelle che richiedevano il ripescaggio in B ed escluse dal collegio di garanzia del Coni: Frattini chiede con un tweet di riunirlo subito (per sconfessare il voto della scorsa settimana?) e il TAR il 9 ottobre potrebbe rinviare nuovamente tutto al Coni. Insomma, un gran pasticcio.

Marco Scianò, perché siamo arrivati a questo punto? Da osservatore c’è la sensazione che ci si trovi nel bel mezzo di una guerra tra istituzioni, il bene del calcio e i tifosi non sono nemmeno presi in considerazione.
«Siamo a un punto di rottura tra chi vuole imporre un modello e chi, invece, vuole cambiare le cose con l’ottica di farlo insieme. Il tutto con una Giustizia Sportiva che si sostituisce a quella Ordinaria ma che non può risultare efficace perché ha delle norme scritte male, non chiare e quindi quello che decide può tranquillamente essere ribaltato dal TAR, come successo sabato».

Non c’è via di uscita?
«E’ tutto frutto della clausola compromissoria (la norma che impone ai tesserati il vincolo alla Giustizia Sportiva, ndr). Ci si passa la patata bollente da una mano all’altra. Per me la Giustizia Sportiva dovrebbe decidere solo su determinati aspetti, gli altri dovrebbero andare tutti in capo a quella Ordinaria. La necessità è che ci siano regole chiare».

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