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Marco Gatti: «Questo è il mio Piacenza migliore»

Campionato e Coppa Italia, promozione in Lega Pro e consolidamento societario. Il presidente del Piacenza Calcio, Marco Gatti, inquadra l'attuale situazione del club biancorosso che viaggia col vento in poppa in vetta al campionato di Serie D...

A sinistra, il presidente del Piacenza Marco Gatti insieme al direttore sportivo Massimo Cerri
Campionato e Coppa Italia, promozione in Lega Pro e consolidamento societario. Il presidente del Piacenza Calcio, Marco Gatti, inquadra l'attuale situazione del club biancorosso che viaggia col vento in poppa in vetta al campionato di Serie D: «Davanti ci sono ancora sei mesi di partite, l'anno scorso in una settimana siamo passati dal paradiso all'inferno». Il numero uno del club di via Gorra rivolge anche un appello al pubblico: «Dispiace vedere numeri in calo in un momento in cui vinciamo e diamo spettacolo» e infine tocca l'argomento societario «forse se andassimo in Lega Pro il travaso di parte del Pro Piacenza dentro alla nostra società sarebbe facilitato, tuttavia su questo argomento si sentono sempre molte chiacchiere da parte di tutti e si vedono pochi fatti».

La squadra vince e dà spettacolo, ma l'affluenza in pubblico è in calo. Deluso?
«Diciamo più dispiaciuto, perché il nostro obiettivo è sempre stato quello di riportare gente allo stadio e vedere dei numeri in calo, seppur di poche unità, con una squadra che vince e dà spettacolo non fa di certo piacere. Il numero degli abbonati rimane comunque di buon livello».

Sul fronte societario è tutto fermo?
«La speranza è sempre quella che qualcuno si faccia vivo, veramente e non a parole, per affiancarci nel mondo del calcio in modo di avere qualche possibilità in più perché mandare avanti una squadra come il Piacenza è pesante, sia sotto il profilo gestionale sia per l'impegno economico».

Di recente si è tornati a parlare di una squadra unica con il Pro Piacenza unito dietro alla bandiera biancorossa. Sarebbe più semplice se il Piacenza conquistasse la promozione in Lega Pro?
«La nostra porta è aperta a tutti, lo vado dicendo da ormai quattro anni, a patto che la base di partenza sia l'attuale società Piacenza Calcio 1919. Probabilmente il travaso del Pro Piacenza, o di una loro parte, nel nostro club, sarebbe più semplice se anche noi fossimo in Lega Pro. E' altrettanto corretto dire che, ad oggi, ci sono state tante parole e pochi fatti».

Dopo undici giornate di campionato qual è il suo bilancio?
«Direi che stiamo andando oltre le aspettative ed è gratificante vedere come funziona la squadra. Ricordiamoci che mancano ancora 27 partite al termine e non abbiamo fatto nulla».

A una media di 2.5 punti a partita è lecito pensare di essere la corazzata del girone?
«Siamo forti, vogliamo vincere il campionato e la Coppa Italia, ma anche nella passata stagione dopo dieci turni eravamo in vetta; poi abbiamo perso tre partite consecutive passando dal paradiso all'inferno nel giro di una settimana».

Inutile dire oggi che il Piacenza ha già vinto?
«Se giocheremo con determinazione arriveremo fino in fondo, se affronteremo le partite come contro la Varesina invece ci complicheremo la vita. Sicuramente il Lecco, per nome e completezza della rosa, sembra la maggior rivale ma questo è un campionato difficile, lungo e le insidie sono nascoste dietro a ogni angolo».

Arnaldo Franzini è la persona giusta nel posto giusto?
«Il mister è fantastico e ha una grandissima capacità di rapportarsi sia con la dirigenza sia con l'ambiente. Dietro al nostro primato si vede la sua mano, da quando sono presidente non ho mai visto la mia squadra giocare così bene».

Si può pensare di aprire un ciclo vincente con lui?
«Spero che rimanga con noi per molti anni, adesso il nostro unico obiettivo è quello di vincere il campionato per tenere fede alla promessa fatta quattro anni fa».

Come è nata questa squadra?
«E' nata dal fatto che siamo maturati tutti quanti dentro alla società, la proprietà e i dirigenti, imparando dai nostri errori passati. Si è scelto un direttore sportivo che ha condotto trattative eccellenti insieme al tecnico, il quale ha avuto i giocatori che chiedeva. Negli anni scorsi c'erano allenatori che prima ci davano la loro parola e poi se la rimangiavano, sono state allestite squadre da direttori sportivi senza che ci fosse il tecnico a dare le indicazioni e si creavano dei problemi. Questa volta abbiamo fatto tutto in armonia e i risultati si vedono».

Rifarebbe la scelta di non tesserare Longobardi dopo tre settimane di trattative?
«Marzeglia è l'uomo più adatto per il nostro gioco e sinceramente non lo cambierei con nessuno. Su Longobardi, se potessi tornare indietro rifarei la stessa scelta altre mille volte. Il giocatore si è fatto male da solo prima del raduno e quindi c'erano delle incognite».

Dopo tre giornate di stop il Parma l'ha schierato in campo.
«E' vero che è tornato a giocare dopo tre giornate, ma potevano essere otto. Non avevamo certezze sul suo recupero e quest'anno per noi è fondamentale vincere, dunque non possiamo aspettare nessuno».

Minincleri e Luca Franchi viaggiano sotto le aspettative?
«Sono giocatori preziosi perché ripeto, il campionato è lungo e ci sarà bisogno di tutti, in più vogliamo la Coppa Italia dove mi dispiace davvero non poter affrontare il Parma perché sarebbe stata una partita splendida, soprattutto per la cornice di pubblico».

A dicembre si può tornare sul mercato?
«Reputo la nostra rosa completa in ogni reparto. I giovani non li abbiamo mai avuti così forti, alcuni come Saber, Di Cecco e Boccanera per rendimento non possono nemmeno essere annoverati tra gli "under" mentre in panchina abbiamo quattro o cinque giocatori che sarebbero titolari fissi in qualunque altra squadra di vertice. Se non ce n'è la necessità è inutile tornare sul mercato».

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