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Marco Gatti: «Il Piacenza è la base del progetto»

Il presidente del Piacenza Calcio, Marco Gatti, in una lunga intervista rilasciata al quotidiano La Cronaca in edicola oggi, 24 dicembre, affronta a trecentosessanta gradi tutte le tematiche che hanno contraddistinto il 2014 biancorosso, a partire...

A sinistra il presidente Marco Gatti insieme al tecnico Francesco Monaco
Il presidente del Piacenza Calcio, Marco Gatti, in una lunga intervista rilasciata al quotidiano La Cronaca in edicola oggi, 24 dicembre, affronta a trecentosessanta gradi tutte le tematiche che hanno contraddistinto il 2014 biancorosso, a partire dal mercato dal invernale che ha scardinato alcuni capisaldi della formazione allestita in estate: «Non abbiamo fatto rivoluzioni e il mercato estivo non è da bocciare - dice il presidente a Cronaca - a giugno abbiamo scelto di prendere venti giocatori, confermando solamente Ferrari, Minasola, Volpe e Marrazzo. Quando si cambia così tanto possono succedere degli inconvenienti. A dicembre in partenza c'erano solo Redaelli, Zanardo e Mei, la questione Marrazzo è una storia a parte, ha messo il suo ego davanti alla squadra. Volpe? E' la nostra bandiera, il nostro Totti». E ancora sulla situazione di campionato: «I conti li faremo a marzo, se riusciamo a tenere il ritmo delle prime lo scontro in casa del Rimini diventerà fondamentale, ma fino a quel giorno non possiamo fare calcoli».
Marco Gatti nell'intervista interviene anche sulla questione della ventilata unione tra Piacenza e Pro Piacenza per il prossimo anno, spiegando di non volere la fusione ma di essere disposto a partire dall'attuale Piacenza come base per creare un grande club: «La mia porta è aperta e chi vuole entrare è il benvenuto. Giglio e Burzoni sono imprenditori seri, che amano la città e possono aiutarmi a far crescere il Piacenza, come il nostro sponsor Arici che ci è sempre stato vicino. Tuttavia la base di partenza è il Piacenza Calcio e la società che c'è ora, da qui si può partire tutti insieme. Di sicuro non la chiudiamo per aprirne un'altra facendo una fusione o cambiando la matricola federale solo per fare un salto di categoria. Oggi, dopo due anni, siamo diventati una società sana e che funzione: io ho fatto rinascere il Piacenza e sinceramente voglio continuare a farlo vivere».

L'INTERVISTA INTEGRALE SUL QUOTIDIANO LA CRONACA IN EDICOLA IL 24 DICEMBRE
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