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Maradona, le magie di Zico e quel gol al Modena. Antonio Carannante: «Abbraccio Piacenza, la mia seconda casa»

Napoletano doc, ha vinto Scudetto e Coppa Uefa con i partenopei ma in biancorosso ha lasciato un ricordo meraviglioso. «La città sembrava fredda, poi scoppiò l'amore dei tifosi. I biancorossi sono la mia seconda squadra del cuore». I migliori anni

Antonio Carannante, ha giocato nel Piacenza dal 1992 al 1994

datei_s-6“Attenzione a quel terzino che di nome fa Tonino, ha un sinistro fulminante il suo nome è Carannante”. Senza ombra di dubbio Tonino Carannante è stato uno dei giocatori più amanti, lui che rappresenta Napoli ma si è trovato perfettamente a suo agio per anni nel cuore della pianura padana, a Piacenza, dove ha giocato nella mitologica squadra che conquistò la prima promozione in A. Tanto amato che i tifosi gli dedicavano ogni domenica un coro che ricorda ancora benissimo - «ho mantenuto i contatti con molti amici a Piacenza» - e intona con noi al telefono.
«Ci tengo molto - ci dice - Piacenza è la mia seconda casa, mando un bacio a tutta la città, vi abbraccio e piango insieme a voi i morti di questa tragedia».
Basterebbero queste ultime due righe per chiudere qui la nuova puntata dei “Migliori anni del Piace” la rubrica ideata da sportpiacenza ma, in realtà, dietro a Carannante c’è ben di più. C’è il calcio - quello che piace noi - che nasce nei quartieri, sull’asfalto, all’oratorio («se non eri capace andavi a casa»).
C’è Maradona che fa riscaldamento incantando il mondo nella finale di ritorno di Coppa Uefa sulle note di “Life is life”, c’è Careca - «lui e Van Basten sono i migliori numeri 9» - c’è Alemao - «mai visto un brasiliano correre così tanto» - e c’è la scommessa con il ds Marchetti (questa non ve la anticipiamo). Ma andiamo con ordine.

Antonio Carannante, classe 1965, nasce a Pozzuoli, comune di 80mila abitanti nell’hinterland di Napoli. Com’era il calcio quando eri piccolo?
«Il calcio era la strada, il marciapiede. Erano campi a volte messi peggio di quelli abbandonati. La Scuole Calcio non c’erano, o ce n’erano poche. Si cresceva giocando a pallone sull’asfalto, sinceramente il primo campo in erba penso di averlo visto a 17 anni quando feci l’esordio in Serie A».

Non sei il primo che ci lascia intendere come la strada fosse un’insegnante di calcio.
«Perché in effetti era così, oggi è tutto o perlomeno molto, diverso. In strada ci giocavi se lo sapevi fare e imparavi anche molto in fretta, se non eri capace andavi a casa. Poi chiaro che per finire le partitelle prendevamo tutti pur di raggiungere il numero giusto. Oggi ci sono le Scuole Calcio dove in quattro sanno camminare, altri cinque sanno correre, quasi nessuno sa giocare. E ce ne sono a centinaia così» - dice sorridendo.

i migliori anni Carannante 2-2

Però nella tua vita arriva ben presto il Napoli.
«A 15 anni entrai nel settore giovanile partenopeo. Mi videro giocare in strada e mi presero, passai dal fare il raccattapalle ad allenarmi di colpo con campioni pazzeschi. Pensa che nel 1986, nella Nazionale Under 21, insieme a me c’erano Zenga, Ferri, De Napoli, Donadoni, Giannini, Vialli, Mancini, Tovalieri tanto per dirti qualche nome. Nelle giovanili azzurre ho giocato anche col mio amico Mino Lucci, nella Juniores e nell’U21, poi ci siamo ritrovati a Piacenza».

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Per non parlare della qualità negli allenamenti quotidiani col Napoli.
«Ho avuto la grande fortuna di arrivare nel Napoli di Ferlaino che di colpo portò la società dal lottare per la salvezza alla lotta per lo scudetto, prima quello sfiorato con Kroll e poi la svolta con l’arrivo di Maradona. Diego cambiò per sempre il volto della piazza. Era una rosa pazzesca con Giordano, Bagni, poi arrivarono i brasiliani Careca e Alemao, Ciro Ferrara. Insomma quello di metà anni ’80 era un Napoli che sfidava i grandi club del nord».

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