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Luca Matteassi si racconta: «Che onore guidare il Piacenza». Giorni di un futuro passato: VIDEO e FOTO

Intervista a tutto campo al capitano Luca Matteassi che ha lasciato il calcio giocato dopo 20 anni e diventerà ds del club biancorosso. «Il momento più bello? L'aver riportato il Piacenza in Lega Pro, sentivo un debito di riconoscenza verso la città e i tifosi»

La caricatura di Luca Matteassi in stile Wolverine che il noto fumettista Nicola Genzianella ha realizzato per sportpiacenza.it

Luca Matteassi come Wolverine, il celebre personaggio degli X-Men. Il noto fumettista italiano Nicola Genzianella ha disegnato per sportpiacenza.it una caricatura del capitano biancorosso che ricorda appunto Wolverine - personaggio indistruttibile grazie alla lega metallica virtuale, l’adamantio, con cui è rivestito il suo scheletro e caratterizzato dai lunghi artigli che escono dalle mani - e che utilizziamo nella copertina per questa lunga intervista in cui Matteassi saluta il calcio giocato dopo 20 anni per sedersi dietro alla scrivania da direttore sportivo. 
«Collaboratore dell’Area Tecnica - ci dice ridendo - perché Direttore Sportivo, per la precisione, lo sarò da settembre dopo il corso estivo a Coverciano».
Passato e futuro nel Piacenza Calcio per il “Matte” da qui anche il titolo, che ricorda appunto un’episodio degli X-Men, sempre in tema con la caricatura della copertina.

Luca Matteassi: 38 anni compiuti di cui 20 passati tra i professionisti e 30 nel calcio in generale. E’ anche banale pensarla la prima domanda, figuriamoci fartela.
«Il calcio ha rappresentato tutta la mia vita. Ho lasciato Grosseto per la prima volta a 11 anni per andare al Milan e fu davvero dura, perché a quell’età sei solo un bambino. Mia madre infatti non voleva lasciarmi partire, il “mi babbo” invece sapeva che era il mio sogno e non si oppose».

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E poi?
«Uscì a quel tempo una legge che proibiva di far spostare ragazzi così giovani, bambini in realtà, troppo lontano da casa e quindi tornai indietro. Poco dopo, a 15 anni, Luporini mi portò nel Piacenza dove iniziò veramente la mia carriera da calciatore».

Ma?
«Io ho due bambine, ma non so se a mio figlio gli darei il permesso di fare una cosa del genere. E’ difficile, davvero tanto. A 11 anni sei un bambino e a 15 non è che sei molto di più. Stare lontano dai tuoi genitori a quell’età è complicato».

Piacenza è casa tua?
«Come dire il contrario. A Piacenza sono stato svezzato, ho esordito in Serie A nel 1997, ho chiuso la carriera nel 2017. Qui ho incontrato tanta gente che mi ha fatto crescere dandomi suggerimenti preziosi e insegnandomi praticamente tutto, soprattutto mi è stata data la possibilità di iniziare un sogno facendo il lavoro più bello del mondo. Per questo non finirò mai di ringraziare chi ha dato vita a questo mio percorso e i fratelli Gatti che invece mi hanno dato la possibilità di chiudere con la maglietta biancorossa».

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