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Il sequestro del padre, la vita da imprenditore e il progetto Piacenza. Roberto Pighi si racconta: «La pandemia mi ha cambiato»

Il nuovo presidente dei biancorossi ci racconta la sua vita in un'intervista esclusiva. «Il Piacenza rischiava di chiudere poi un giorno, durante il lockdown, ho sentito passare ben 55 ambulanze e da lì è cambiata la mia prospettiva della vita»

Roberto Pighi durante la nostra intervista (fotoservizio Trongone))

Questi i primi 30 anni di Pighi, oggi? «Ho deciso di non voler morire ricco - dice ridendo - e ho scelto qualcosa di diverso. Dopo aver conosciuto la mia seconda moglie nel 2009 ho iniziato a fare investimenti in attività industriali entrando nel fondo Astraco Milano insieme ad altri imprenditori con i quali abbiamo fatto investimento nella catena Panini Durini, Ceramiche LB Technology e Crippa Spa ad Arosio che ha tra i suoi numerosi clienti anche la Harley Davidson. Parallelamente ho preso passione per lo sport, prima nel Fiorenzuola, poi tre anni nel volley di cui ricordo volentieri il primo anno, insieme alla famiglia Arici, ci entrai sotto richiesta del Comune e mi appassionai. Nella seconda stagione arrivammo alle Final Four di Coppa, persa contro Macerata, con quasi 5mila tifosi che ci seguirono mentre l’ultimo anno è meglio dimenticarlo. Volley o calcio? Beh, mondi differenti. Nella pallavolo ho apprezzato la qualità morale e culturale dei giocatori, completamente diversi dai calciatori».

Pighi 3_m-2

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IL PIACENZA HA RISCHIATO DI CHIUDERE
«Terminata l’avventura nel volley accettai la corte serrata dei fratelli Gatti e il resto lo conoscete bene». Piacenza che si dice abbia rischiato grosso nel pieno del lockdown; è vero che tra le strade da percorrere per un attimo c’è stata anche la messa in liquidazione del club?
«Sinceramente non lo sapremo mai. Posso dire che a un certo punto le possibilità di non iscrizioni erano davvero altissime tuttavia, ed è per questo che dico non lo sapremo mai, conoscendo Marco Gatti, che è un vero signore, probabilmente non l’avrebbe mai permesso e all’iscrizione ci saremmo comunque arrivati».
Anche perché? «A febbraio, prima del Covid, i Gatti mi comunicarono la loro volontà di tirare i remi in barca e non allestire una squadra competitiva per il vertice nella prossima stagione. Io volevo l’esatto opposto e quindi risposi che a un progetto medio non ero interessato». Ma?

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