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Martedì, 7 Dicembre 2021
Piacenza Calcio

Il Genio, la “scuola De Vitis” e la pista delle macchinine. L’avventura di Massimo Brioschi a Piacenza: «Cosenza è solo il titolo della storia»

I “Migliori Anni del Piace”. Il Brio: «Se vai in guerra ti porti Casiraghi. San Siro nel ’94 fu una farsa ma quell’ingiustizia ci rese invincibili nella stagione successiva. I più forti? Savicevic e Totò».

datei_s-6Tuuuu. Tuuuu. Tuu..
«Ciao Giacomo, dimmi».
Scusa Brio, mi sono appena ricordato che non posso non chiederti della pista delle macchinine.
«Sai che c’è»
No.
«Mi hai fatto tornare l’acquolina. Si è ingrandita negli anni, mi ricordo bene dove l’ho messa. Quasi quasi a sto punto vado a tirarla fuori».
Sì vabbè ma dimmi della pista...

Massimo Brioschi, classe 1969. Personaggio letteralmente fantastico. Con lui spaziamo da tutte le parti, entriamo nel dettaglio del mitico Piace di inizio anni ’90, snoccioliamo campioni, ma la prima cosa che vuol fare è mandare un pensiero alla città: «Un abbraccio virtuale a Piacenza, un posto a cui sono esageratamente legato. Piango e sto male nel vedervi soffrire. Scrivilo per favore».
Detto fatto. D’altronde come si fa a dire di “no” a Massimo Brioschi. E’ carismatico, simpatico, brillante. Uno di quelli che ti fanno sentire suo amico dopo un paio di battute. Ne sono uscite cose pazzesche a conferma del fatto che i “Migliori anni” del Piace - soprattutto - sono stati scritti dalle persone migliori. Non è un caso.
«Ricordati una cosa Giacomo, quando ci mandarono in B nel 1994 subimmo un’ingiustizia vergognosa. L’anno dopo la squadra era spaziale, certo, ma ancora prima che forti eravamo motivati per questo vincemmo il campionato. Se ci metti in campo oggi per 2 minuti - io per 42 secondi, credo - saremmo ancora fortissimi perché eravamo spinti da una motivazione molto profonda. Cancellare la vergona di San Siro». Firmato: Brio.

I migliori anni Brioschi 3-2

Massimo Brioschi, nato nel 1969 a Monza. Scuola Calcio oppure Oratorio? E già qui ci scappa da ridere.
«Oratorio, senza dubbio».

Volevo ben dire.
«Pregare poco, giocare molto».

Spiega spiega, che qui viene lunga.
«Il calcio era dentro di me. Ho una foto in casa in cui sono alto nemmeno mezzo metro e quasi c’è il pallone che è più grande di me. Non provengo da una famiglia di calciatori, mio fratello ad esempio era uno studioso. A me piaceva andare all’Oratorio, pregare poco e giocare molto. Le nostre scuole calcio erano due giubbe messe giù da pali e via, giocare».

I migliori anni Viganò 5-2

Altri tempi.
«Sicuramente oggi il calcio è cambiato. Ho in mente una frase del vecchio e storico massaggiatore del Monza, Viganò. Diceva sempre: “Il miglior allenatore è il prete. Si affaccia alla finestra, ti butta la palla alle due del pomeriggio e la richiama su alle sette di sera. Oggi, invece, è tutto organizzato nel minimo dettaglio. Una volta si giocava, si giocava e ancora si giocava, tanto che sono uscite generazioni di calciatori eccellenti. Era un modo diverso di intendere questo sport tuttavia, ripeto, i tempi sono cambiati».

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