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«Ho lottato e vinto contro il Coronavirus. Non avete idea della guerra che combattono medici e infermieri»

Parla Gianmaria Bersani, uno dei volti storici della Curva Nord del Piacenza, che è rimasto in ospedale 12 giorni. «Ringrazio medici, infermieri e gli operatori socio sanitari, per me sono persone speciali, senza di loro non ce l'avrei fatta».

Gianmaria Bersani

Sarà la scorza dura forgiata da anni e anni di trasferte, migliaia di chilometri macinati su e giù per l’Italia, o più semplicemente la gran voglia di vivere che contraddistingue l’essere umano nelle situazioni più difficili.
Gianmaria Bersani, classe di ferro 1972, è uno dei volti più conosciuti della Curva Nord Piacenza. Se apriamo una qualunque foto della tifoseria biancorossa del nostro archivio, a partire dalla fine degli anni '80, lo si trova sempre in prima fila. Qui però non parliamo di calcio ma di una battaglia ben più complessa.
Bersani ha passato giorni terribili in Ospedale, ricoverato per un’infezione polmonare causata dal Coronavirus ci è rimasto per più di 10 giorni. Oggi si trova a casa, è stato dimesso nella serata di lunedì, ma per sottolineare che non si tratta assolutamente di una banale influenza possiamo dire che l’intervista l’abbiamo fatta tramite messaggi whatsapp perché fa ancora fatica a parlare per lungo tempo e le energie sono ridotte al minimo.  

Innanzitutto bentornato a casa. Partiamo dalla fine: come stai e ora che sei dimesso cosa ti hanno detto di fare i medici?
«Finalmente sto meglio, dopo 12 giorni di ospedale mi hanno dimesso e il periodo peggiore dovrebbe essere passato».

La battaglia è vinta?
«Non ancora al cento per cento. Adesso mi hanno messo in quarantena a casa per 15 giorni e devo seguire una terapia antivirale e per quanto possibile recuperare le forze».

So che vuoi esprimere un pensiero su medici, infermieri e sugli operatori socio sanitari.
«Ve lo dico con tutta la sincerità possibile ma chi non c’è passato difficilmente capirà fino in fondo: non puoi avere idea del “mazzo” che si fanno là dentro. E’ obiettivamente una cosa inimmaginabile. Alle Oss, agli infermieri ai medici va tutto il mio ringraziamento perché senza di loro non ce l’avrei fatta».

Cosa si prova in quei momenti? Si fa i conti con la paura?
«E’ difficile da spiegare perché in fondo combatti contro un nemico di cui sai poco o nulla ed è invisibile. Per fortuna tante persone mi sono state vicino, da mia moglie alla mia famiglia, ai miei fratelli della Sparuta Presenza (gruppo cardine della curva nord biancorossa, ndr) a tutti i ragazzi con i quali ho condiviso anni e anni di stadio e i miei amici. Se ne vengo fuori è anche grazie a loro, non mi hanno mai fatto sentire solo e li abbraccio tutti».

Ci stai raccontando un vero dramma eppure ci sono persone che ancora non se ne rendono conto. Ci chiedono solo di stare sul divano ma sembra difficile fare anche così poco.
«A chi non rispetta le regole consiglierei di farsi un giro in Pronto Soccorso o nei reparti Covid-19 per vedere come ci si riduce. Sinceramente non capisco come ci si possa comportare in questo modo, con così tanta superficialità, soprattutto perché così facendo si mettono a rischio i soggetti più deboli, cioè gli anziani».

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