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Fusione Piacenza e Pro: il 28 aprile l'incontro

Il giorno fissato sull'agenda dell'assessore allo sport Giorgio Cisini è lunedì 28 aprile. Circolino rosso per la data in cui è prevista la riunione attorno a un tavolo tra i presidenti Marco Gatti, Domenico Scorsetti e Pinalli; che poi...

L'assessore Giorgio Cisini con la maglia del Piacenza durante un allenamento
Il giorno fissato sull'agenda dell'assessore allo sport Giorgio Cisini è lunedì 28 aprile. Circolino rosso per la data in cui è prevista la riunione attorno a un tavolo tra i presidenti Marco Gatti, Domenico Scorsetti e Pinalli; che poi rappresentano Piacenza, Pro Piacenza e Fiorenzuola. Sul tavolo la proposta che Cisini ha reso pubblica qualche giorno fa, cioè la possibilità di una fusione delle tre società per formare una sola realtà - sotto il nome Piacenza Calcio - che permetta di ragionare in modo più ambizioso. «Tutti e tre i presidenti hanno dato la disponibilità ad ascoltare la mia proposta e parlarne - ci spiega l'assessore allo sport - ma sono perfettamente consapevole che è una strada complessa da percorrere, tuttavia è la migliore in ottica futura». In realtà il Fiorenzuola - sebbene non ci siano dichiarazioni ufficiali - presenzierà al tavolo, ma di fatto ha lasciato capire che non ha intenzione di partecipare a questo progetto di fusione. La società del presidente Pinalli è troppo radicata nel suo territorio, faceva benissimo anche quando il Piacenza era in Serie A, ed è naturale che si chiami fuori dai giochi. Discorso diverso invece per il Piacenza Calcio e il Pro Piacenza, quest'ultimo fresco di promozione in Lega Pro. Qui c'è stata una chiara apertura verso la fusione da parte del presidente Scorsetti e il patron Marco Gatti ha risposto: «Le mie porte sono aperte a tutti ma di fusioni non ne facciamo».

Il lavoro di Cisini si preannuncia quindi al limite dell'impossibile anche se c'è chi giura, tra gli addetti ai lavori, che un accordo si potrebbe trovare. «Il concetto - prosegue l'assessore - è quello di avviare un progetto che abbia un respiro più lungo e ambizioso rispetto a quelli attuali. Il discorso è: se ci sono più soggetti coinvolti è sopportabile che, un domani, ne venga a mancare uno. Se invece c'è un solo proprietario, nel momento in cui questo smette di metterci i soldi si ferma la macchina, come è successo al vecchio Piacenza. Da qui parte la mia idea di voler riunire tutti attorno a un tavolo. Ha senso investire allo stesso modo su tre progetti identici? In questo momento economico tutti si mettono insieme per sopravvivere e il calcio non funziona diversamente».

Tutti insieme per spendere meno e avere allo stesso tempo un budget maggiore. «Sì questo è in parte il mio pensiero. L'obiettivo, ripeto, è quello di razionalizzare le risorse e mi sembra un discorso sensato. Ovvio che per realizzarlo bisognerebbe mettere da parte una porzione di ego, che non significa annullarsi. Lo scopo di una amministrazione comunale non è quello di custodire le ceneri ma di alimentare le braci e il Piacenza Calcio merita un progetto a lungo termine, non solo triennale (due anni sono già passati), che abbia come minimo obiettivo quello di festeggiare in una categoria adeguata il centenario (2019, ndr)».

Cisini infine va oltre alla questione fusione. «Tre attori possono finanziare una quota minore di quella che dovrebbero mettere se fossero da soli e ci sarebbe un budget superiore. E' stupido? Non credo proprio. Inoltre con quello che si risparmia si potrebbe aiutare lo sviluppo dello sport giovanile, senza aggiungere che unendo i settori giovanili si andrebbero a liberare alcuni spazi occupati ora da Piacenza e Pro; penso a via Millo, alla struttura del Siboni, al Bertocchi e ai campi della Tangenziale. Ci sono anche altre società a Piacenza che hanno bisogno dei campi». Il problema però, senza fare troppa filosofia, è parte della piazza che non digerisce la fusione tra il Piacenza e il Pro. «Non credo che il problema sia la fusione, la gente vuole i colori biancorossi, ha una gran voglia di calcio importante e un progetto duraturo nel corso degli anni; ciò può bastare per superare un piccolo campanilismo con una società come il Pro, che non è avversaria storica del Piacenza».
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