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«Era mio padre». Gian Nicola Pinotti raccontato dai figli Davide ed Elia

Il rapporto fraterno con Gigi Cagni - «c’è poco da dire, semplicemente si sono trovati» - quello con Papais - «ci giocava a bocce e andavano a pesca e a caccia insieme» e con Filippo Inzaghi. «Voleva bene a Pippo e lui l’aveva capito». Ricordiamo con i figli di Pinotti un personaggio irripetibile della storia biancorossa

Sopra un primo piano di Gian Nicola Pinotti. A pagina 1 durante una delle mitiche cene organizzate da Piva del CCCB con De Vitis e Papais in primo piano e poi con Piovani e Moretti. A pagina 2 con Iacobelli e Brioschi e il Piacenza in Serie A. A pagina 3 ancora con Papais e Baggi, e infine un primo piano.

Il portiere su e giù cammina come sentinella.
Il pericolo lontano è ancora.
Ma se in un nembo s’avvicina, oh allora
una giovane fiera si accovaccia
e all’erta spia

datei_s-6Nessuno ha mai descritto il portiere meglio di Umberto Saba nel Canzoniere, Volume III, Parole. Chissà se piaceva anche a Gian Nicola Pinotti - sicuramente sì, è amata da tutti i portieri - numero 1 tra Piacenza, Foggia, Torino, Pescara (tra le altre eh) ma, soprattutto, icona del Piacenza come preparatore degli estremi difensori e vice di Gigi Cagni per 15 anni. Lo ha seguito ovunque, ma c’è un particolare che ci incuriosisce e qui arriviamo al dunque: questo viaggio nel mondo di Nicola, che ci ha lasciato nel 2010, si rende necessario perché nessuno - e sottolineiamo nessuno - dei grandi ex del Piace che abbiamo intervistato si è dimenticato di ricordarlo. Addirittura c’è stato chi, non avendo avuto occasione della domanda, ci ha richiamato per dirci “ehi sportpiacenza, mettimi dentro di Pinotti. Ci tengo molto”.
Papais lo ha messo tra le due persone che più stimava, per esempio. Ma come facciamo a fare un’istantanea di Pinotti? A raccontarci chi era e cosa ha significato per il nostro mondo è la famiglia, in testa il figlio Davide che racchiude, nelle sue parole, i pensieri della sorella Marica e mamma Loretta, insieme a lui c’è il fratello Elia.
E sì, perché il miracolo Piacenza non fu costruito solo da una dirigenza sapiente ed equilibrata, da uno spogliatoio più unico che raro o da un tecnico che potremmo definire uomo giusto al posto giusto nel momento giusto. Quella favola prese corpo grazie a tutti gli attori, tant’è che nelle nostre interviste tutti ricordano non solo Pinotti ma anche massaggiatori, magazzinieri, collaboratori e chi più ne ha più ne metta.

I migliori anni Pinotti 3-2

Significa che tra le pagine chiare e le pagine scure qualcosa è rimasto, forse, anche più di qualcosa. «Sai perché trovo tanta soddisfazione in quello che era e che ha fatto mio padre? Perché se dopo 30 anni siamo ancora qui a parlarne vuol dire che ha fatto davvero qualcosa di buono, lo ha lasciato nei ricordi».
Vero. «Pensa che bella una diretta Instagram tra lui e Moro, mamma mia li ci sarebbe da crepare dalle risate». Questo è Davide. Poi c’è Elia, più giovane di dieci anni. «Mio padre era un uomo vero ed è per questo che è nato un gran rapporto tra lui e Gigi Cagni. Si trovavano. Pensa che una volta, alla Sampdoria, avevano litigato e si telefonavano da una stanza all’altra per dirsele».
Era mio padre. Gigi Cagni per Nicola Pinotti e Nicola Pinotti per Gigi Cagni. L’uno la fortuna dell’altro inseriti in uno spogliatoio dai meccanismi perfetti.

Partiamo Davide?
«Sì dai».

Chi era tuo padre?
«Subito una domanda facile…».

E’ una figura che ci stuzzica, l’avremmo intervistato davvero molto volentieri. Raccontacelo tu.
«Ti direi che anni fa, quando morì, Gigi Cagni pubblicò sul suo blog una fotografia perfetta di mio padre. Era una persona apparentemente burbera, grande e grossa, uno di quelli che ti studiano con lo sguardo».

I migliori anni Pinotti 4-2

Il tipico piacentino, d’altronde è di Calendasco.
«Sì e no, nel senso che lui, forse perché giocò molto al sud, era uno che voleva sempre la casa piena di gente. Cene di qui, feste di là, chiacchiere da una parte e dall’altra».

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Una persona molto buona da quanto ho capito.
«Sincero, onesto e buono. Se gli chiedevi una mano te ne dava due solo perché non ne aveva dieci a disposizione sennò te le avrebbe date tutte. Col suo lavoro spesso non era a casa ma non ci ha mai fatto mancare mezza virgola sebbene, magari, fosse dall’altro capo d’Italia. Diciamo che aveva una grande personalità».

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