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Sabato, 13 Aprile 2024
Piacenza Calcio

Emozioni e lacrime. L’ultimo ballo di Roberto Pighi: «Il Piacenza mi ha dato molto e penso di aver ricambiato. Il rammarico è non essermi mosso prima sul piano internazionale»

Il presidente biancorosso racconta gli ultimi mesi. «Con Tiong dovevamo andare più in profondità. Il poco tempo e i risultati ci hanno fatto perdere due treni: la famiglia Platek e la Sport Republic del magnate Solak. Martedì lascio il club in ottime mani, non finirò mai di ringraziare Polenghi e Rigolli».

Una manciata di giorni soltanto, dopodiché Roberto Pighi lascerà il timone del Piacenza Calcio preso nel giugno 2020 ma dove era già, in veste di socio e vicepresidente, fin dal 2018.
Si sapeva che sarebbe accaduto, lo stesso Pighi a più riprese si era definito un «guardiano con il compito di salvaguardare il bilancio e l’aspetto finanziario» del Piacenza, raccolto nel post lockdown per dare continuità al percorso dei fratelli Gatti che avevano deciso di prendersi una pausa facendo un passo a lato.
Tre stagioni difficili per Pighi, è innegabile come il Covid abbia impattato pesantemente nelle ultime due annate e oggi il presidente è stanco, per questo motivo gli ultimi mesi sono stati incentrati sulla ricerca di un pool di imprenditori capaci di garantirne la continuità come aveva fatto lui. «E’ la scelta migliore, è stata un’esperienza straordinaria che mi ha cambiato» - ci dice.

Il passaggio ufficiale di consegne ci sarà nel tardo pomeriggio di martedì prossimo, le redini saranno prese da Marco Polenghi già socio e vicepresidente di via Gorra, affiancato da Eugenio Rigolli, con l’aiuto di Marco Gatti e di altri quattro imprenditori già coinvolti a diverso titolo nel progetto Piacenza.
Numerosi gli argomenti che Pighi mette sul piatto nei suoi uffici al Farnesiana Business Park, dove l’abbiamo incontrato e dove non nasconde la sua emozione con occhi che, per un istante, si gonfiano di lacrime: «Penso di aver fatto bene, ho conservato la società come mi era stata consegnata, cioè un gioiello dal punto di visto finanziario. La scelta di “rimescolare” le quote con la cordata piacentina è quella migliore a conti fatti». Anche se, aggiunge: «Sono stato un capitano di avventura che in parte ha fallito, il mio sogno era portare un gruppo internazionale in grado di trascinare il brand Piacenza di nuovo ai massimi livelli. Il rammarico è che ci sono andato vicino, tornando indietro posso dirvi che bisognava perdere meno tempo e battere subito le piste dei grandi fondi Usa o comunque internazionali. Il rilancio della società passa dalla sua “internazionalizzazione” che va coltivata nel tempo».
E infine: «Chiedo alla squadra un regalo, sabato in casa della capolista sarà la mia ultima partita da presidente, mi piacerebbe salutare con una vittoria. Poi vi anticipo che contro l’Arzignano sarò insieme ai ragazzi della Curva a tifare Piace». Ma facciamo un passo indietro.

PERCHE’ SI E’ ARRIVATI ALLA CESSIONE DEL SUO 86.5%
«Il mio più grande cruccio - spiega mentre si accende una sigaretta - è non aver intercettato in tempo i grandi investitori americani, che si sono fermati ovunque qui attorno, ma non a Piacenza. Per questo ammetto che in parte ho fallito, perché dovevo lavorare prima sulle piste internazionali. Il primo anno i costi ci hanno ingannato, nonostante siano aumentati a causa della pandemia siamo comunque arrivati 11esimi e abbiamo pensato che, nell’anno successivo, con un aumento avremmo migliorato ancora. E così è stato in effetti, però non basta se vogliamo parlare di scalata nel calcio italiano. Questo pensiero ci ha fatto perdere tempo, ci siamo concentrati maggiormente sull’aspetto sportivo piuttosto che su quello societario, il risultato è stato che nel terzo anno ci siamo ritrovati in ritardo nel cercare investitori. Senza Polenghi e Rigolli saremmo andati in difficoltà, sono due soci eccezionali e generosi, ma la realtà è che il frazionamento attuale delle quote societarie non era più sopportabile perché io ho l’86.5% in qualità di persona fisica e questa è una enorme penalizzazione dal punto di vista fiscale». E si arriva così alla rincorsa di questi ultimi mesi.

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