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Cerri saluta: «Ci sono cose che non si possono dire»

Massimo Cerri al termine della conferenza stampa dove annuncia il suo addio al Piacenza Calcio, dopo solo un anno, sembra il peso massimo Bepi Ros noto come la “roccia del Piave”: eccezionale pugile incassatore che spesso vinceva per sfinimento...

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Massimo Cerri al termine della conferenza stampa dove annuncia il suo addio al Piacenza Calcio, dopo solo un anno, sembra il peso massimo Bepi Ros noto come la “roccia del Piave”: eccezionale pugile incassatore che spesso vinceva per sfinimento dell’avversario. L’ormai ex direttore sportivo biancorosso - affiancato dal presidente Marco Gatti e dall’addetto stampa Roberto Gregori - incassa a più non posso, a un certo punto ammette di non poter lavare i panni sporchi in pubblico «perché lo spogliatoio è sacro, alcune cose non si possono dire» e carica il cannone con i fiori. Ma riallacciamo il discorso.
Prima parla il tecnico Arnaldo Franzini che mette lì un paio di pilastri ben piantati nel terreno. «E’ impensabile che io possa svolgere il ruolo di manager in stile inglese, il mio compito è allenare e ne ho già abbastanza così». E poi: «Chiaro che un direttore sportivo serve in Lega Pro, questa decisione è frutto di un incontro tra Cerri e la proprietà dunque sono loro a doverla spiegare. Dispiace perché con lui ho lavorato benissimo e si era instaurato un ottimo rapporto».
Leggero antipasto prima della portata principale: i motivi che hanno portato a rompere un ingranaggio di un motore che, finalmente, dopo due anni di singhiozzi aveva iniziato a girare a pieno regime. La stagione dei record è lì a testimoniarlo.
Si vede che Massimo Cerri è emozionato e dispiaciuto, non serve nemmeno la prima domanda per sbloccarlo. «Questa stagione è nata l’anno scorso - spiega - dopo il mio arrivo insieme a De Paola. Con la società abbiamo cercato di capire che cosa ci sarebbe servito per vincere: la prima domanda che ci siamo posti è “perché il Rimini ci ha dato 15 punti di distacco?”. Lì sono nate le scelte fatte in estate e l’allestimento di una rosa che si è rivelata formidabile. La condivisione totale del progetto da parte di tutti i componenti è stato il segreto della nostra vittoria. Poche settimane fa mi sono seduto al tavolo con la proprietà e onestamente, davanti al futuro, non me la sono sentita di andare avanti. Certo la Lega Pro è un progetto affascinante e stuzzicante, ma per il bene del Piacenza ho preferito fare un passo indietro dopo aver fatto tutte le valutazioni».
Cerri non spiega il perché. Perché? Che cosa c’è che non lo ha convinto a proseguire visto che la società gli aveva proposto un rinnovo alle stesse cifre di questa stagione «Onestamente lo spogliatoio è sacro, ci sono cose che non si dicono per non rompere certi equilibri». Si è parlato di screzi col direttore generale Marco Scianò, di invasioni di campo nel suo ruolo e di un mancato accordo economico. Tutte voci infondate? «Con il direttore Marco Scianò c’è un ottimo rapporto, è un giovane con delle potenzialità e mi ha aiutato nei primi mesi. Le invasioni di campo fanno parte del mio mestiere, nel calcio tutti vogliono poter dire la loro sugli acquisti da fare in sede di mercato. L’aspetto economico non è mai stato un problema o meglio, era un problema superabile». Cerri incassa, rimane in piedi e i presenti cedono per sfinimento, proprio come faceva Bepi Ros.
E’ vero che il suo accordo biennale con Taugourdeau è stato fermato dal direttore generale? «Falso. Con Taugourdeau avevamo due opzioni: un biennale o un annuale a una cifra in proporzione più alta. Ho mostrato le due opzioni alla proprietà che ha scelto di percorrere la via del contratto annuale».
Trasmissioni finite, interviene il presidente Marco Gatti a gettare la spugna (per i cronisti) e a precisare: «Smentisco anche io che il divorzio sia nato da un contrasto tra Cerri, al quale avevamo proposto il rinnovo, e il direttore generale Scianò». E passa al mercato: «A Taugourdeau abbiamo fatto un rinnovo annuale perché riteniamo di non poter fare cassa, un domani, con lui. E’ importante per noi, infatti è il primo giocatore che abbiamo incontrato, ma non si può pensare di fargli un biennale per poterlo rivendere. Il contratto di due anni possiamo proporlo ai giovani, ad esempio Saber. Di Cecco? Se il Bologna lo mette sotto contratto allora chiederemo il prestito, se invece lo lasciano libero siamo pronti ad acquisire il suo cartellino».
Ultima battuta per Massimo Cerri: «Voglio fare un’altra esperienza, per aumentare il bagaglio di conoscenze e magari ci rivediamo tra un po’ di tempo». Resta un grande interrogativo: che cosa abbia spinto Cerri a fare questa conferenza stampa.

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