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Cazzamalli vuole nuove sfide: «Ritirarmi? Non ci penso»

Alessandro Cazzamalli è un regista atipico. Nato come una mezzala con spiccate doti negli inserimenti, al Piacenza si è scoperto un finissimo regista. Il suo raggio d’azione è arretrato di una manciata di metri, ma in lui continua a riaffiorare...

Alessandro Cazzamalli in azione
Alessandro Cazzamalli è un regista atipico. Nato come una mezzala con spiccate doti negli inserimenti, al Piacenza si è scoperto un finissimo regista. Il suo raggio d’azione è arretrato di una manciata di metri, ma in lui continua a riaffiorare quel fiuto del gol che lo ha sempre contraddistinto e che quest’anno gli ha permesso di realizzare sette reti. Ne è nato un regista 2.0, un giocatore completo che ha saputo diventare insostituibile strada facendo, partendo da un inizio di campionato che lo vedeva spesso costretto alla panchina. «Non è stato facile perché non fa mai piacere giocare poco - racconta il centrocampista di Crema - ma l’esperienza ti aiuta a gestire al meglio questi momenti. Sono cose che fanno parte del calcio, soprattutto in una rosa così, dove c’è tanta concorrenza. Ho scelto di tener duro e i fatti mi hanno dato ragione, questo per me è motivo di grande soddisfazione». All’alba dei 37 anni il gigante biancorosso non ha nessuna intenzione di pensare al ritiro: «Qualcuno dice che ho 37 anni - scherza - e mi tocca crederci. Cosa farò dopo? Per due o tre anni non voglio pensarci, sarei felice di proseguire con il Piacenza».

Riavvolgiamo il nastro. Cosa le lascia questa stagione vincente, partita con la panchina per poi issarla a protagonista assoluto?
«E’ stata un’annata emozionante e un po’ particolare. All’inizio è stato difficile giocare poco, ma sono cose che fanno parte del calcio. Quando fai parte di una rosa così è da mettere in conto la concorrenza, alla mia età però ho imparato a gestire queste situazioni. La panca non è mai facile da digerire, io però ho scelto di tenere duro ed essere arrivato a giocarle tutte non solo è motivo di soddisfazione ma anche la dimostrazione che ho avuto ragione».

Parliamo di poule scudetto: chi vorrebbe affrontare?
«Inutile dire che tutti vorrebbero incontrare il Parma in semifinale o in finale. Ma sarebbe bello, visto l’incredibile seguito che hanno, affrontare anche la Sambenedettese».

Di solito queste code di campionato risultano essere quasi un impiccio e finiscono per essere snobbate. Quest’anno, però, viste le squadre che potrebbero prenderne parte può tramutarsi in una competizione degna d’interesse.
«Quest’anno ci saranno tanti squadroni. Con altre squadre, dopo aver vinto un girone più tirato, siamo arrivati alla poule un po’ cotti, con la volontà di giocarci la competizione senza lo stress che comporta il campionato. Poi, a volte, quando ci credi molto finisce per andare male, mentre altre volte riesci ad arrivare in fondo. Quest’anno però abbiamo vinto con grande anticipo, stiamo bene, e tutti siamo motivati a giocarci la poule fino in fondo: io personalmente ci tengo in modo particolare».

Sono in molti a vederla tra i prescelti per la prossima stagione di Lega Pro. Ha già parlato con la società del suo futuro?
«Mi auguro che sia come dicono. Non ho ancora parlato con nessuno, ma è ovvio che resterei più che volentieri».

Ha già pensato a cosa le piacerebbe fare quando smetterà con il calcio giocato?
«Mi dicono che ho 37 anni e mi tocca crederci, - ride - per adesso non ci ho pensato, mi sento ancora bene e per almeno 2-3 anni non mi pongo il problema. Anche la testa mi dà una mano: ho ancora voglia di mettermi in gioco. Ci sono tante cose che mi piacerebbe fare quando smetterò, anche extra calcio, ma se dovessi rispondere ora dico che non ci ho ancora pensato seriamente».

La sua è una carriera che le ha dato soddisfazioni, ma c’è qualche rimpianto? C’è qualche scelta che non rifarebbe?
«Non ho nessun rimpianto. Non so se ho sempre fatto la scelta giusta perché nessuno può sapere come sarebbe andata, perciò dico che sono soddisfatto di quello che sono riuscito a fare. Forse, quando ero agli inizi, mi sarebbe piaciuto entrare in un settore giovanile importante, giocando le mie carte da un livello più alto. Ma non è stata una scelta mia. La mia carriera è partita dal basso, mi sono sempre dovuto sudare tutto e nessuno mi ha regalato niente. A pensarci bene questa stagione col Piacenza rispecchia molto quella che è stata la mia carriera, perché ho avuto un inizio difficile e poi, sgomitando, sono riuscito a impormi».
Proprio quest’anno ha avuto un’evoluzione del suo modo di giocare. Si è scoperto abile in un ruolo, quello del regista, che potrebbe allungarle la carriera di anni.
«Me lo dicevano già anni fa. Dicevano che facendo quel ruolo avrei giocato fino a 50 anni. Sempre con Franzini, al Pro, avevamo già provato questa soluzione ma poi avevamo scelto di non continuare perché non era andata bene. Puoi essere convinto di poter fare una cosa ma poi lo devi dimostrare sul campo e non è sempre facile. Quest’anno è andata bene e sono contento. Giocare in quella posizione non mi dispiace, si corre di meno e quindi si fa meno fatica, però devi aumentare l’attenzione e sbagliare il meno possibile».

Il più bel ricordo di quest’anno: qual è?
«Difficile scegliere, le belle partite sono state tante. Non pensavo potessimo vincere il campionato con un ruolino di marcia del genere. La cosa più bella, però, è stato arrivare a giocarle tutte partendo da un inizio di campionato che mi vedeva spesso in panchina».
Marcello Astorri
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