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Arnaldo Franzini: «Ora arriva il momento decisivo»

Inutile sprecare aggettivi per definire il cammino del Piacenza, meglio usare i numeri per inquadrare il girone di andata dei biancorossi. E come avevamo già scritto a metà novembre sono dati da capogiro quelli che accompagnano gli emiliani: 50...

Arnaldo Franzini-71
Inutile sprecare aggettivi per definire il cammino del Piacenza, meglio usare i numeri per inquadrare il girone di andata dei biancorossi. E come avevamo già scritto a metà novembre sono dati da capogiro quelli che accompagnano gli emiliani: 50 punti in 19 partite, media di 2.6 punti a partita, 2.3 gol segnati e 0.5 subiti. Significa che ad ogni match, sia in casa sia in trasferta, il Piacenza statisticamente parte da 2-0 o 0-2. Ma non è finita qui perché da mettere nella centrifuga ci sono i 44 gol segnati finora (miglior attacco assoluto nei 9 gironi di Serie D), gli 11 subiti (seconda miglior difesa dietro al Parma), una media inglese che fa segnare un +11 e, infine, le 10 partite vinte su 10 tra le mura di casa. Il Piacenza è in assoluto la miglior capolista di tutta Italia grazie a un gruppo eccezionale dove i due difensori centrali Ruffini e Sentinelli hanno firmato 6 reti, il centrocampo è andato tutto a segno, in attacco Stefano Franchi, Matteassi e Minincleri garantiscono gol e assist (12 reti e 10 assist in tre); il tutto supportato dal terminale offensivo Adriano Marzeglia che fino a qui ha timbrato 13 volte il cartellino senza calciare rigori.

Arnaldo Franzini, questi numeri cosa stanno ad indicare?
«Sono impressionanti ma in fin dei conti ne basta uno per racchiuderli tutti: se vinci 16 partite su 19 è fuori discussione che le qualità del gruppo siano oltremodo importanti. Siamo la miglior squadra d'Italia - nei numeri - e questo la dice lunga sulla forza della rosa».

Una squadra a cui sembra non pesare la missione di dover vincere per dare futuro al Piacenza Calcio. O non è così?
«I giocatori hanno piacere a giocare e da fuori sembra che sia tutto facile, che ogni cosa ci venga naturale, ma noi sappiamo bene che non è così. La tensione del "non poter fallire" in realtà si è fatta sentire nelle prime due giornate, poi ci siamo sciolti e sono venute fuori le qualità migliori».

Che sono?
«La forza dei singoli e la loro capacità di fare gruppo. Sappiamo tutti il motivo per cui siamo qui, ma nel calcio essere forti spesso non equivale a vincere. Ho trovato grande disponibilità in tutti i ragazzi, umiltà e coesione verso un solo obiettivo».

C'è dell'altro?
«Per me i tifosi sono l'essenza di questo sport, è bellissimo sapere che ci sono persone che non vedono l'ora di seguirci alla domenica in casa e in trasferta. Devo dire che i nostri tifosi ci danno un aiuto davvero importante lontano dal Garilli, li sentiamo e ci trasmettono la carica. Possiamo tastare la loro passione tutti i giorni, basta semplicemente vedere quanta gente c'è a seguire gli allenamenti. Quello di riaccendere la passione era ed è uno dei nostri obiettivi».

Ma?
«Non è finita. I tifosi fanno benissimo ad essere entusiasti della loro squadra e devono sognare, ma noi dentro lo spogliatoio abbiamo ben chiaro il fatto che siamo solo a metà dell'opera».

Però chi ben comincia è già a metà strada.
«Chiaramente nemmeno il più ottimista poteva pensare a un girone di andata del genere, la squadra era importante ma poi andava vista sul campo e lì ha dato risposte incredibili».

Cosa deve temere questo Piacenza?
«L'ultima del girone di andata e l'inizio del ritorno. La prima è andata, adesso non ci rimane che ripartire bene. Tra gennaio e febbraio si giocano10 partite, cioè la metà di quelle che dobbiamo fare: è chiaro che nei prossimi 60 giorni si decideranno i giochi. Se partiamo bene e arriviamo a fine febbraio ancora con questo margine allora poi diventa davvero dura, se non quasi impossibile, rientrare per gli altri».
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