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Marco Gatti e la sua Lupa Piacenza: «Patrimonio della città»

«Da un punto di vista sportivo, più di così non si può fare. Tutti i nostri acquisti avvengono nell'ottica triennale del progetto presentato in estate per tornare tra i professionisti. Sul fronte societario, invece, la nostra porta è aperta a...

«Da un punto di vista sportivo, più di così non si può fare. Tutti i nostri acquisti avvengono nell'ottica triennale del progetto presentato in estate per tornare tra i professionisti. Sul fronte societario, invece, la nostra porta è aperta a tutti e, se sarà fattibile in termini di costi e tempo, proveremo a migliorare la nostra casa: il Garilli». Con queste parole il presidente della Lupa Piacenza, Marco Gatti, chiude il bilancio dei primi quattro mesi da numero uno biancorosso, lasciando intendere la possibilità di un'intervento strutturale allo stadio (si pensa di avvicinare la curva Nord al campo) e parlando a ruota libera della sua creatura che ha riacceso la passione di molti tifosi piacentini dopo le tristi vicende degli ultimi anni, contraddistinte da scommesse, retrocessioni e il fallimento. I fratelli Marco e Stefano Gatti ci ricevono nella loro azienda, la Steel Acciai, l'occasione è la consueta chiacchierata di fine anno per tracciare un bilancio di questi primi mesi e inquadrare il futuro.

Presidente, questo impegno avrà modificato le sue abitudini quotidiane. Un conto è essere il numero uno della LibertaSpes, un altro è esserlo del Piacenza.
«Senza ombra di dubbio. Negli ultimi quattro mesi abbiamo svolto una mole di lavoro enorme in tempi ristretti e di strada ne abbiamo davanti ancora tanta. Tuttavia sono molto soddisfatto della scelta fatta da me e da mio fratello Stefano; a livello sportivo siamo primi in classifica e il seguito di tifosi ci riempie di gioia».

Sull'empatia tra società, squadra e pubblico avete incentrato tutto il progetto.
«Fin dall'inizio di questa avventura i tifosi sono stati al nostro fianco, sia quelli dello zoccolo più duro dei supporter fino a chi una volta andava in Rettilineo, Gradinata o Tribuna. Allo stadio sono tornati volti che da tempo non varcavano i cancelli del Garilli e, come dico sempre, l'obiettivo è quello di portare allo stadio un nuovo tifoso ad ogni partita, sia in casa sia in trasferta».

Avete fissato un limite di spettatori da raggiungere?
«Posso dire che rispetto a oggi (700 abbonati e una media di 1200 spettatori, ndr) abbiamo ampi margini di miglioramento da sviluppare attraverso i risultati. Una squadra che vince attrae pubblico».

L'obiettivo dichiarato rimane quello di tornare nei professionisti in tre anni?
«Certamente. Gli ultimi interventi di mercato, cioè l'acquisto di Marrazzo e Cortesi, sottintendono il fatto che non lasciamo nulla al caso anzi, per rispettare i programmi abbiamo aumentato gli sforzi intervenendo sul mercato in modo deciso e con qualità».

E di questi tempi non è facile.
«Il sacrificio per noi è doppio perché il momento economico mondiale certamente non aiuta ad investire, tantomeno nello sport. Però preferiamo fare qualcosa di concreto per la nostra città piuttosto che nasconderci dietro alla crisi o alle parole».

L'azionariato popolare è ancora al centro dei vostri pensieri?
«In questa stagione, come avevamo detto, completeremo le pratiche per essere pronti all'inizio della prossima annata. Aprire la società ai tifosi è nelle nostre priorità e anche ad eventuali imprenditori o partner privati, purché rispettino le basi del progetto».

Cioè?
«Non basta avere la liquidità, bisogna avere prima di tutto la volontà di investire soldi nel Piacenza».

Progetto di ampie vedute.
«Il Piacenza Calcio non è il giocattolo dei fratelli Gatti, piuttosto è un bene della comunità piacentina, dei suoi tifosi e perciò non possiamo ragionare in modo egoistico. Siamo aperti a tutti, più si va avanti con la categoria e più c'è necessità di soldi e tempo. In particolare quest'ultimo è un elemento spesso non considerato ma di vitale importanza: gestire una squadra come la Lupa Piacenza richiede un impegno quotidiano con uno sguardo costante su tutto quello che accade per evitare sperperi».

Un progetto simile a quello del SudTirol, attualmente terzo in classifica nella Prima Divisione?
«Giovani da lanciare, monte stipendi contenuto che rispetta il tetto fissato a inizio stagione, numerosi partner pubblicitari, azionisti privati, azionariato popolare, conti in ordine e risultati sportivi. Direi che il nostro modello deve assomigliare a quello. Se vogliamo arrivare nei professionisti, consolidarci e migliorarci in quel mondo, il progetto deve avere le basi elencate prima e puntare fortemente sui giovani».

Perché parla sempre al plurale?
«Dietro a ogni scelta che faccio c'è un'attenta consultazione con mio fratello Stefano. Io sono il presidente, ma decidiamo in due».

Parliamo dei giovani?
«Siamo molto fieri di aver dato all'Inter Andrea Maserati, classe 2000, che giocherà ancora da noi ma è entrato nella sfera di uno dei settori giovanili migliori d'Italia. Poi ci sono i nostri ragazzi, quelli che hanno già esordito in prima squadra come Minasola, Pignanelli, Cavicchia e Bissolotti. La strada tracciata è quella giusta».

Torniamo agli investitori privati parlando della questione Atletico. Si è fatta un po' di confusione la scorsa settimana: la vostra volontà di aprire la società ad altri investitori privati è stata interpretata come una fusione cosa, dal punto di vista tecnico, completamente differente.
«Voglio fare chiarezza una volta per tutte così evitiamo storpiature sull'argomento. Innanzitutto tra noi e la dirigenza dell'Atletico c'è un buon rapporto ma non ci sono mai stati contatti su ipotesi societarie. Il punto è che loro sono una realtà fenomenale, che sta disputando un campionato eccellente, e noi stiamo rispettando il nostro percorso in una categoria diversa. Un domani, se per esempio Tacchini o Giglio, imprenditori conosciuti nel panorama sportivo per il loro impegno, vogliono entrare nella nostra società le porte sono aperte. Saremmo stupidi a non accettarli, ma questo è un discorso completamente diverso dalla fusione, cosa che non accadrà mai. Chi vuole entrare nel Piacenza è ben accetto».

Uno sguardo al futuro sportivo. Cosa c'è nel domani della Lupa Piacenza?
«La prossima stagione, se ci saranno i presupposti, proveremo a chiedere l'annessione direttamente in Lega Pro Seconda Divisione. La situazione del calcio è critica, molte società stanno facendo fatica, ogni anno ne falliscono alcune e se il panorama lo permetterà faremo subito il salto con il nostro numero di matricola: senza alcuna fusione».

E' possibile però che non venga accettata.
«Allora proseguiremo per la strada tracciata questa estate. Ripeto, il progetto è triennale e per questo lavoriamo con sacrificio e dedizione ogni giorno».

Tornando al campo: soddisfatto di questi primi quattro mesi di campionato?
«Stiamo rispettando il pronostico. A settembre ero stato tacciato di eccessivo ottimismo per alcune mie dichiarazioni, ma dicevo così perché ero convinto della bontà delle nostre mosse. Devo ammettere che alcuni errori li abbiamo commessi, ce ne siamo accorti subito e siamo intervenuti per correggere là dove avevamo sbagliato. Sono arrivati Viali in panchina, Arena e Volpe in attacco e gli ultimi due acquisti, Marrazzo e Cortesi, che assicuro faranno divertire gli spettatori».

William Viali valore aggiunto della società?
«Sicuramente sta facendo bene. E' stato scelto apposta per le sue referenze e le capacità che aveva già dimostrato. C'è davvero tanto di suo in questa squadra, è un grande professionista».

Santa Lucia ha portato Cortesi e Marrazzo. Babbo Natale?
«Dal punto di vista sportivo il mercato è chiuso. Più di così non si può fare, la rosa è completa in ogni reparto ed è composta da giocatori adatti alle categorie superiori».

A livello societario?
«La voglia mia e di mio fratello è ancora maggiore rispetto a quella di luglio e dobbiamo implementare l'aspetto societario, allacciando rapporti sempre più stretti con gli sponsor, il territorio, gli altri imprenditori e, perché no, se ci fossero i presupposti potremmo abbellire anche la nostra casa: lo stadio Garilli».

Giacomo Spotti
(nella foto Stefano Galli: il presidente della Lupa Piacenza, Marco Gatti a destra insiem al fratello Stefano Gatti)

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