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Il calcio è sempre in ritardo e si spacca anche sulla ripresa dell'Eccellenza

Sei passaggi (e settimane di discussioni) per inserire il campionato in quelli "di preminente interesse nazionale". Intanto ci sono territori in cui nessuno vuole ripartire, altri in cui chiedono di tornare in campo oltre i due terzi delle società

Resta poi da capire anche un altro aspetto molto importante: ancora una volta l’Italia del pallone si è divisa nettamente. Ci sono regioni in cui, indipendentemente dalla decisione finale della Federazione, il torneo di Eccellenza non ripartirà. Stando ai numeri attuali il Friuli Venezia Giulia ha solamente 2 adesioni su 20 formazioni inizialmente iscritte e dunque è inutile riprendere, stop annunciato anche per l’Umbria, mentre in Abruzzo sono favorevoli a tornare in campo solo 7 formazioni su 20. L’Emilia-Romagna ha visto l’adesione di 10 club su 42 aventi diritto, poi ci sono regioni in cui a volere la ripresa è la stragrande maggioranza. In Campania il numero delle società pronte a scendere in campo si aggira intorno alla trentina, nel Lazio si sono espresse a favore 33 su 48, oltre i due terzi, in Lombardia 33 su 54, in Toscana 21 su 36 e nelle Marche 12 su 18.

Anche questa disparità fra territori limitrofi (basti pensare a Emilia-Romagna e Lombardia o Toscana) è difficile da comprendere. Migliore organizzazione? Obiettivi differenti? Difficile dare una risposta certa. Fatto sta che se il calcio non trova un’unità di intenti e non accelera le operazioni burocratiche difficilmente riuscirà a riprendersi.

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