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Martedì, 29 Novembre 2022
Dilettanti

Insulti razzisti all'arbitro, dodici giornate di squalifica. L'Ac Libertas: «Falso, lo dicono anche gli avversari»

Lunghissimo stop per offese legate al colore della pelle. Ma la società non ci sta. «Ricostruzione errata, valuteremo se presentare ricorso»

Dodici giornate di squalifica per un insulto razzista al direttore di gara. E’ il pesantissimo stop comminato a un giocatore dell’Audax Calcio Libertas accusato di avere offeso l’arbitro per il colore della pelle. Per questo motivo Simone Mannu, tesserato per la società piacentina, rimarrà lontano dai campi di gioco per oltre tre mesi effettivi. La versione dei fatti viene però pesantemente contestata dal club, che si schiera a fianco del proprio giocatore.

Il Giudice sportivo, nel motivare la sentenza, scrive che “dopo la notifica di un'ammonizione da parte del direttore di gara, rivolgeva a quest'ultimo un insulto razzista, alludendo al colore della sua pelle. Sanzione comminata ai sensi dell'art. 28 del CGS, con l'aggravante di aver rivolto l'insulto razzista all'arbitro”.

La ricostruzione è però molto differente se si ascoltano i vertici dell’Audax Calcio Libertas. «Partiamo da un presupposto – inizia il presidente Christian Cella - come società condanniamo in modo fermo e deciso ogni tipo di gesto o di offesa rivolta al direttore di gara. Fatta questa premessa mi sento però di escludere con altrettanta fermezza il discorso razzista; in caso contrario sarei il primo a prendere provvedimenti. La nostra società ha 250 tesserati di ogni etnia e non abbiamo mai avuto alcun tipo di problema. Nello specifico il migliore amico del giocatore squalificato, con cui arrivano insieme al campo, è di colore, dunque mi sento di escludere la motivazione razzista. Fra l’altro ho sentito alcuni nostri ragazzi e pare che anche i giocatori della squadra avversaria siano disposti a testimoniare che la ricostruzione del direttore di gara non corrisponda al vero. Nei prossimi giorni valuteremo se ci sono i termini per presentare ricorso e per tutelare il buon nome della società e del nostro tesserato».

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