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Serie D - Carpaneto: Julien Rantier rivede la luce dopo un calvario di tre mesi e un grave lutto familiare

L’attaccante francese è tornato in campo domenica scorsa nel derby contro il Fiorenzuola per i venti minuti finali dopo 3 mesi di stop e la perdita del padre

Un calvario durato tre mesi, ma che ora sembra essere giunto al termine. Tra i mille sorrisi del successo della Vigor Carpaneto nel derby di domenica scorsa contro il Fiorenzuola (2-1) c’è il rientro in campo del capitano Julien Rantier, subentrato al 72’ a Salvatore Bruno. L’attaccante francese si era infortunato lo scorso 3 novembre contro la Savignanese, era stato convocato in precedenza contro il Mantova ma era dovuto tornare in Francia a causa del lutto per la scomparsa del padre.
“Sono stati mesi difficili – spiega Rantier – i momenti più delicati della carriera e della mia vita, con la situazione familiare coincisa con il mio infortunio; sono uscito contro la Savignanese, ma avevo giocato già alcune partite da infortunato, con la volontà di stringere i denti e provare ad aiutare la squadra”.

Com’è proceduto il lungo recupero?

“Ho avuto uno stiramento di terzo grado, da dicembre ho ripreso a lavorare a parte, mentre nelle ultime due settimane mi sono allenato con il gruppo. Ringrazio lo studio PhysioRehab con Daniele Lovattini e il nostro fisioterapista Matteo Burgazzi, oltre al preparatore fisico Pablo Lischetti che mi ha accompagnato in questo lungo percorso”.

Alla vigilia della trasferta di Mantova, avevi giocato un tempo al sabato con la Juniores, poi ventiquattro ore dopo il presidente Rossetti ti ha dedicato il pareggio mentre eri dovuto tornare in Francia.

“Lo ringrazio, insieme alla squadra che ha giocato con il lutto al braccio. E’ stato toccante per la mia famiglia e mio padre sarebbe stato fiero. Ringrazio anche lo staff e i giocatori che mi sono stati vicini in questo periodo, in particolare Bruno che mi aveva dedicato il primo gol con il Ciliverghe quando mi ero infortunato. Ringrazio lo stesso paese di Carpaneto: tanti genitori e bambini mi sono stati vicini anche loro, con un semplice messaggio, un abbraccio o una pacca sulla spalla. Mi hanno sempre dato il loro supporto e non mi hanno fatto mai sentire solo”.

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