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Pelò: «Il calcio vuole riprendere, la volontà delle società è chiara»

Il Delegato provinciale della Figc: «I dati ci dicono che non si tratta di un salto nel buio, anche se ovviamente l'attenzione resta altissima»

Luigi Pelò, Delegato provinciale della Figc

Il Delegato Provinciale è abituato a mediare, tanto più in un periodo complesso come quello attuale. Però alcune prese di posizione non le ha digerite. «Abbiamo fatto una serie di riunioni, ricevo telefonate e messaggi ogni giorno e tutti vogliono cominciare. Poi c’è qualcuno un po’ più timoroso, questo è normale, ma quando se ne parla in modo sereno e si ragiona emerge l’intenzione di tornare in campo. Per questo fatico a comprendere chi sostiene e amplifica il contrario, anche al di fuori del nostro mondo». Quindi snocciola alcuni dati. «Le iscrizioni si sono chiuse a fine luglio, qualcuno aveva il timore di un crollo dei numeri che invece sono rimasti stabili, anzi addirittura leggermente aumentati con due nuove presenze in Terza categoria. Non è finita, proprio lunedì scorso abbiamo avuto l’ultima riunione con i responsabili dell’attività di base, che coinvolge i più piccoli, e tutte le società si sono dette favorevoli a una ripresa, che di fatto era già iniziata con alcune amichevoli. Certo, alcuni hanno avanzato richieste particolari e alla fine si è trovata una soluzione alternativa accettata poi da tutti i presenti». Pelò va oltre e fa un passo indietro di qualche giorno. «Come Federazione avevamo proposto gironi molto brevi per Allievi e Giovanissimi, in modo da poter eventualmente interrompere l’attività in caso di bisogno lasciandoci comunque lo spazio per eventuali recuperi. Bene, all’incontro ufficiale gli stessi club hanno chiesto di aumentare il numero dei partecipanti ai singoli raggruppamenti, pur consapevoli che questo porterà alla conclusione della prima fase a fine dicembre con un eventuale slittamento a gennaio. Sulle 26 società interessate erano presenti in 23, di queste 16 hanno chiesto una stagione più lunga. Le altre 7 erano per una fase più corta, mentre nessuno ha chiesto di bloccare la stagione». A testimonianza che la volontà dei club è molto chiara.

Poi Pelò rinnova l’invito ai calciatori. «Mi piacerebbe che lo sport diventasse anche un momento di sensibilizzazione, tutti dobbiamo stare attenti anche e soprattutto fuori dal campo; sul terreno di gioco per ora è dimostrato che rispettando nel dettaglio i protocolli i rischi sono molto ridotti».

Questo, sia chiaro, non significa che la situazione non venga costantemente monitorata, perché l’attenzione resta altissima. «Oggi, 8 ottobre, la penso così, poi è chiaro che se qualcosa dovesse cambiare faremo nuove valutazioni. Ma fermare in questo momento non ha senso. In Trentino sono partiti a settembre, in Lombardia due settimane prima di noi e per ora non si sono registrati problemi particolari rispetto a chi deve ancora iniziare».

Da escludere una ripresa a gennaio o a marzo, periodo in cui comunque molto difficilmente la pandemia sarà terminata. «Se fossimo in Sudamerica, dove giocano da gennaio a dicembre, si potrebbe fare, da noi invece salterebbe tutto. Un conto è se si fosse deciso a marzo, quando abbiamo sospeso, ma adesso non è più fattibile. Bisogna capire che se questo treno non parte probabilmente termina tutto, sarà durissima riprendere. Speriamo solo di fare meno fermate possibili per arrivare alla meta».

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