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I giovani, la busta consegnata ai dirigenti e le attese in ospedale. Tutti i segreti della promozione della LibertaSpes in Prima categoria

Paolo Confalonieri analizza una stagione trionfale, culminata con il secondo salto di categoria in tre anni: «La scorsa estate nessuna persona di buon senso ci aveva inserito fra i favoriti»

Confalonieri (con la maglia nera) festeggia la promozione in Prima categoria

«Vuoi sapere che clima si respira alla LibertaSpes? Quest’anno siamo stati vittima di una valanga di furti, sono entrati nella nostra sede e hanno rubato di tutto in più di un’occasione. Un giorno si presentano i ragazzi della prima squadra con una busta e me la consegnano: si erano autotassati per permetterci di acquistare nuovamente il materiale rubato. Questa è la sintesi di quanto conta il nostro gruppo».

Paolo Confalonieri è nello sport da decenni, è ancora di uno di quei dirigenti “pane e salame” inteso nel senso migliore del termine; grande conoscitore di calcio ma anche disposto a mettersi ai fornelli per preparare ogni venerdì sera la cena per la squadra. Tutti seduti attorno al tavolo a chiacchierare e scherzare, perché quando si gioca nei dilettanti non contano solamente i risultati, ma anche i rapporti umani che si vengono a creare durante la stagione e che restano nel file dei ricordi più belli a distanza di anni.

La LibertaSpes è una società che punta su divertimento e amicizia, ma questo non fa passare in secondo piano le vittorie. Negli ultimi tre anni ha messo in bacheca due promozioni, arrivando a conquistare domenica scorsa la Prima categoria. «Terminata l’esperienza con il Piacenza calcio - racconta Confalonieri - abbiamo deciso di far rinascere la LibertaSpes, società capace in passato di conquistare il campionato di Promozione. Siamo partiti da un piccolo gruppo di dirigenti: io, Guido Sozzi, Giorgio Lambri e Pietro Bugliani, per poi allargarci piano piano».

La panchina viene subito affidata a Danilo Pezza con cui inizia il ciclo, poi quest’anno la società decide di cambiare rotta affidandosi a Alessandro Monnet, un esordiente fra i seniores. «La nostra idea è molto semplice: una squadra di Prima o Seconda categoria ha senso se fa giocare i ragazzi, possibilmente quelli che arrivano dal nostro settore giovanile. Per questo ci siamo affidati a un tecnico capace di ottenere ottimi risultati con Allievi e Giovanissimi. Inizialmente anche Monnet aveva qualche dubbio, alla fine ha sposato la nostra causa rinunciando anche a offerte molto interessanti legate al settore giovanile».

Nel frattempo al gruppo dirigenziale si aggiunge Paolo Dotti «elemento fondamentale, un vero uomo-società, il nostro valore aggiunto» e la filosofia della LibertaSpes a inizio stagione è molto chiara. «Abbiamo puntato su un gruppo di 14 giocatori a cui aggiungere ogni domenica 4 ragazzi della Juniores. A volte eravamo in 24-25 ad allenamento, la prima squadra e i più giovani si preparavano insieme e al termine Monnet decideva chi convocare per la partita della domenica successiva. Un discorso sposato in pieno anche da Max Bricchi, il nostro tecnico della Juniores, che ha accettato di buon grado di vedersi togliere dalla rosa ogni settimana qualche ragazzo per portarlo fra i “grandi”».

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