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La Bologna siberiana e lo stop al calcio

Ventuno gare in calendario, sedici giocate senza alcun problema. E’ il risultato della domenica del calcio dilettantistico dopo l’assurda decisione del Comitato regionale di sospendere i campionati di Eccellenza, Promozione e Prima categoria. A...

Ventuno gare in calendario, sedici giocate senza alcun problema. E’ il risultato della domenica del calcio dilettantistico dopo l’assurda decisione del Comitato regionale di sospendere i campionati di Eccellenza, Promozione e Prima categoria. A Piacenza, che ha competenza su Seconda e Terza, nessuno ha nemmeno pensato di bloccare le partite, che infatti nella stragrande maggioranza dei casi sono andate in scena regolarmente.

FUORI DAL MONDO - Ora c’è da chiedersi: dove vive chi prende queste decisioni? E Bologna è il capoluogo dell’Emilia Romagna o della Siberia? Le previsioni parlavano chiaro e si sono puntualmente verificate: “leggera spolverata” su Modena e Bologna nella mattinata di domenica. Ma dalle altre parti le condizioni erano completamente favorevoli. Così si è assistito al paradosso di una giornata totalmente sospesa con un sole primaverile e una temperatura che alle 14.30, orario di inizio delle (presunte) partite era superiore ai dieci gradi. Condizioni che, salvo un arrivo anticipato della primavera, da queste parti non vivremo più per i prossimi due mesi.
La domanda è semplice: ma le Delegazioni provinciali a cosa servono? Era così difficile alzare il telefono, chiamare il responsabile di Piacenza e chiedere quali fossero le condizioni? Infatti nella nostra provincia nessuno (giustamente) si è nemmeno sognato di bloccare qualsiasi manifestazione sportiva nella giornata più mite delle ultime settimane.

GELO - Invece a Bologna, dove domenica la temperatura minima ha toccato l’incredibile valore di zero gradi (la massima è arrivata anche a +8), probabilmente il gelo ha bloccato le linee telefoniche. Non quelle internet, con le redazioni dei quotidiani on line e le società avvisate attraverso un comunicato arrivato in mattinata. Con alcune squadre già sul pullman (ovviamente riscaldato, visto il clima da tregenda) e pronte a partire.
Invece ecco lo stop che prende tutti in contropiede.

RISCHI - E anche le giustificazioni abbozzate dai vertici regionali non convincono affatto. «Volevamo evitare di far correre rischi a chi si metteva in viaggio». Idea lodevole, giustissimo ci si preoccupi per la circolazione e per eventuali pericoli. Ma dove sta l’incongruenza? Il recupero non sarà a maggio, con gli alberi in fiore e le prime gite fuori porta, ma un mercoledì sera, probabilmente il 20 febbraio, con temperature sicuramente sotto lo zero, ghiaccio sulle strade e sui campi. Così il rischio di farsi male raddoppierà e i tifosi saranno, se va bene, la metà. Avanti così.

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