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Giovedì, 27 Gennaio 2022
Dilettanti

Gresia riconfermato al vertice della sezione Arbitri di Piacenza. «L'obiettivo è crescere i giovani fischietti»

«I genitori mi ringraziano perché i loro figli imparano a prendere decisioni già a 15 o 16 anni. Andrebbero applauditi per questo, andrebbero incoraggiati e incitati all’inizio della partita. Prendere decisioni a quell’età non è facile»

Ma?
«A presente la partita di Champions rinviata la scorsa settimana? Ecco, tutto ciò che è contro il razzismo ben venga, è una cosa da estirpare nella nostra società, però mi piacerebbe un giorno vedere squadre che si ritirano anche quando viene insultato dalle tribune un arbitro, magari di 15 o 16 anni. I genitori dovrebbero capire che a quell’età non sei pronto per arbitrare, non è che se ti dò in mano un regolamento e un fischietto allora sei in grado di fare l’arbitro. E’ piuttosto un percorso di crescita che si sviluppa di partita in partita. Ci vuole tempo e il tempo porta con sé degli errori e la capacità di correggerli».

Come siamo messi a livello locale?
«Abbiamo un buon numero di ragazzi su cui stiamo lavorando. Abbiamo fatto dei corsi online per 12 giovani e che stiamo terminando, all’inizio ero titubante su questa formula, però col passare delle settimane mi è piaciuta. Resta il fatto che siamo sempre pochi».

Di che numeri parliamo?
«In sezioni siamo 160 associati di cui effettivi circa 130 però, al massimo del regime, abbiamo 90 partite a weekend da gestire. Molti sono studenti e quindi non sempre riescono a esserci».

Diciamo che anche il mondo del calcio però dovrebbe cambiare l’approccio. Vedere, sentire e sopportare adulti che insultano ragazzi perché sbagliano a fischiare un fallo è francamente deprimente. Però, la sensazione, è che il calcio non cambierà perché ormai se ne parla da troppi anni e di passi avanti non se ne vedono.
«Non posso darti ragione perché il giorno che lo farà smetterò di fare questo mestiere. Ho sempre la speranza e la fiducia che il calcio possa cambiare approccio nei confronti dell’arbitro, a partire dalle società. Noi cerchiamo di crescere prima gli adolescenti e poi l’arbitro, così dovrebbero fare anche le società di calcio».

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