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La Travese è tornata a casa: «L'alluvione si era portata via tutto, ora abbiamo ricostruito»

Parla il segretario Tino Filippi: «Sedici mesi fa c'era un senso di grande smarrimento. Domenica ero davvero emozionato». Il «grazie» della Travese al Comune e al mondo del calcio piacentino: «Siamo stati aiutati e non ci hanno lasciato soli»

Ritorno a casa. Quella casa che per sedici lunghi mesi la Travese ha inseguito, come un gol in pieno recupero. Da quella notte di settembre in cui il Trebbia trascinò con sé vite, sogni e quei campi dove ogni domenica non si lotta per uno scudetto ma per un panino con la coppa dopo il triplice fischio dell’arbitro. Tino Filippi, segretario della Travese, ricorda ancora il senso di smarrimento dopo quella sera di metà settembre. «La piena si era portata via tutta la recinzione del campo – racconta Filippi – Le porte erano state piegate dalla corrente mentre negli spogliatoi si era accumulato almeno un metro d’acqua e fango».
Un risveglio amaro, crudele, quello del 15 settembre 2015. La Travese, che aveva compiuto cinquant’anni soltanto qualche mese prima, ad inizio estate, non esisteva più. O quasi. Perché il fango può piegare le porte e soffocare l’erba ma non la solidarietà. «Tutto il mondo del calcio piacentino c’è stato vicino – spiega Filippi – Il Piacenza Calcio e la Besurica ci hanno offerto fin da subito i campi d’allenamento mentre il campo al Capitolo della Libertaspes del presidente Paolo Confalonieri ha ospitato le partite casalinghe della prima squadra che quest’anno, nel girone di andata si è trasferita al “Calamari”. Senza dimenticare i Pulcini che si sono allenati a Rivergaro e hanno giocato sul campo del Perino».
Anche le amministrazioni comunali non si sono limitate ai proclami ma hanno saputo contribuire alla rinascita di un movimento tanto piccolo quanto importante per il piccolo borgo sulle rive del Trebbia. «Il Comune non ha fatto mancare il suo supporto: abbiamo potuto contare sul lavoro di decine di volontari ed operai che si sono spesi per farci ripartire il prima possibile». Sedici mesi sono tanti, tantissimi. Ma la squadra del presidente Fabio Agi ha ritrovato il suo campo, dove l’erba è finalmente tornata a risplendere dei suoi riflessi verdognoli ed il fango è soltanto un ricordo lontano. «Domenica è stata una grande emozione – confida Filippi tradendo un pizzico di gioia – Non vedevamo l’ora di tornare a casa».
Una casa che si è arricchita anche di una piccola costruzione in legno realizzata con i fondi raccolti dall’AVIS. Un piccolo spazio destinato ad ospitare la sede ed il bar della squadra. «La carica che ci dà riavere il nostro campo è sicuramente un’iniezione in più per la corsa verso la salvezza». Una salvezza che sembra lontana. Ma non per la Travese che ha imparato a spazzare via paure, fango e ad inseguire quel rettangolo verde in riva al fiume. Quel rettangolo verde che per chi gioca a “pallone” si chiama casa.
 

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