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Domenica, 21 Aprile 2024
Dilettanti

Ci ha lasciati Gianni Giudissi, amico e leader della Folgore targata anni Settanta

Bandiera della società rossonera, aveva esordito nella metà degli anni Sessanta nel Gragnano per poi passare al Piacenza, molto stimato da Sandro Puppo

Alla Folgore ho vissuto anni indimenticabili quando ero poco più che un ragazzino, dettati dal fatto che quando si è giovani, meglio, quando si era giovani negli anni Settanta, ogni cosa aveva il profumo delle emozioni. Anche il ricordo di quel campo di calcio all’Infrangibile ha un significato altrettanto importante. Perché è lì che io ed altri giovani di allora abbiamo consumato parte dei nostri sogni: essere protagonisti della rivoluzione più bella, quella del pallone. Tra questi giovani, con qualche anno e molta esperienza in più c’era Gianni Giudissi che in questi giorni ci ha prematuramente lasciati. Aveva alcuni anni più di me e un temperamento deciso e forte. In campo sapeva imporsi, era dotato di una personalità spiccata, forte, innata. Aveva esordito nella metà degli anni Sessanta nel Gragnano per poi passare al Piacenza, era un giovane stopper molto stimato da Sandro Puppo che lo aggregò spesso alla prima squadra. La sfortuna, sua e di altri giovani promettenti in quel ruolo, fu quella di trovarsi davanti un totem come Ottavio Favari per cui non arrivò mai a esordire in prima squadra. Va al Bracciano durante il servizio militare e poi diventa una bandiera della Folgore, giocando per tutta la carriera come centrocampista.

Gianni a quel tempo era un leader, giostrava in mezzo al campo come un Rivera de noantri, aveva personalità, maturità, visione di gioco e spesso gli capitava di mettere la palla in rete. Non so se il calcio dei dilettanti sia rimasto lo stesso di ieri (penso proprio di no), vero è che quando capitava di vincere a Nibbiano o a Bobbio negli ultimi minuti di gioco coi fedelissimi incazzati come lupi, la nostra gioia cresceva fino all’inverosimile. Vi chiederete perché Gianni non abbia mai fatto il salto di categoria e rispondo molto chiaramente: si sentiva parte non solo di una squadra di calcio, ma anche di un quartiere, l’Infrangibile, nel quale si viveva a misura d’uomo e poi era una sorta di totem della Folgore e le sue prestazioni facevano spesso gioire i simpatizzanti di una squadra di periferia con tanto cuore e tanta passione.

Facevano parte di quella Folgore di allora oltre a Giudissi e al sottoscritto Danilo Rivi, il compianto Sandro Manessi (il primo extracomunitario del calcio piacentino), Umberto Di Stefano, Franco Strini, Maurizio Nicolini, Lionello Arati e tante altre figure che sono ormai memoria, storia andata, tempo vissuto. Quando venne a mancare mio padre ero poco più che un ragazzo, Gianni mi stette vicino insieme alla moglie Germana, ricordo ancora che in quei giorni nei suoi confronti aumentò la mia stima, ma capii anche che gli anni della Folgore sarebbero appartenuti a un altro me stesso che presto non sarebbe esistito più. Sapere oggi che Gianni Giudissi ci ha lasciati a 75 anni emergono la disillusione, la destrutturazione del mito giovanile ma anche la consapevolezza che i ricordi devono sì avere un posto nel nostro cuore. Possono accompagnarci per tutta la vita, aiutarci a scrivere la nostra personale storia. Tutti abbiamo le nostre macchine del tempo. Alcune ci riportano indietro e altre ci portano avanti e si chiamano sogni. Gianni, l’uomo che ha catalizzato la sua attenzione nella Folgore dalla fine degli anni Sessanta fino ai primi anni Ottanta, è per me l’uno e l’altro.

Mentre scrivo questo ricordo sfoglio le pagine di un libro di Paolo Angona dedicato alla storia della Folgore, con quel volume ha svolto un lavoro certosino e questo gli vale ancora una titolarità di tutto rispetto, perché ha ricostruito molti anni di storia con grande pazienza e tanta passione. Gianni Giudissi è a tutti gli effetti in quel Pantheon, come lo sono altri calciatori che hanno dato tanto a una società e a una squadra che sopravvive al tempo che passa e che rimane un punto fermo nella storia del calcio piacentino.

L’Infrangibile che ho conosciuto io oggi non c’è più e la Folgore ai miei occhi ha perduto il fascino della prima gioventù. Gianni in questi giorni mi ha risvegliato commozione e tempo andato, memoria e vita. Addio amico mio, alla Folgore, anche grazie a te, ho trascorso attimi e anni bellissimi. Oggi la tristezza mi assale ma sei nel mio cuore.     

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