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Cambiano le regole per la visita medico sportiva e scoppia il caos

Modificata la normativa per i calciatori dodicenni, ma i sistemi dell'Ausl non consentono la prenotazione

Cambiano le regole e scoppia il caos. Succede anche a Piacenza dopo che nelle scorse settimane è stata modificata la normativa per le visite medico sportive relative all’attività agonistica. Al momento la federazione maggiormente interessata è la Figc, non fosse altro che nella nostra provincia il 25 per cento dei controlli totali viene effettuato sui calciatori, ma non è da escludere che anche altre discipline possano essere interessate.

Riavvolgiamo il nastro per spiegare cosa è successo: fino alla scorsa stagione i piccoli atleti potevano disputare i campionati organizzati dalla federazione (ritenuti non agonistici nella categoria Pulcini e in parte anche per gli Esordienti) con una semplice dichiarazione del proprio medico, ritenuta sufficiente fino al compimento del dodicesimo anno di età. Nel momento del compleanno era invece necessario prenotare la visita medico sportiva per lo sport agonistico da effettuare all’Ausl (gratuitamente) oppure a pagamento in centri autorizzati.

Qualche settimana fa un comunicato della Figc rendeva noto il cambiamento della norma: la visita medico sportiva diventava obbligatoria non dal momento in cui si compivano i dodici anni ma a inizio stagione. Una modifica che, quest’anno, interessa i bambini nati dal settembre 2005 fino al maggio 2006. La normativa è chiarissima: in assenza dell’autorizzazione non è possibile svolgere alcun tipo di attività durante tutto l’arco dell’annata. Un modo per tutelare da un punto di vista sanitario i piccoli sportivi e per assicurare che chiunque svolga attività non sia a rischio.

Fin qui tutto bene, se non fosse che a causa delle tante richieste le prenotazioni devono essere effettuate con buon anticipo e alle prime chiamate dei genitori pronti a mettersi in regola con il nuovo regolamento la risposta degli uffici dell’Ausl è stata la stessa per tutti: «Il nostro sistema - hanno spiegato gli addetti - non permette di prenotare visite per i piccoli calciatori che non abbiano ancora compiuto i dodici anni». Risultato? La legge impedisce ai bambini di giocare senza il certificato che però l’Ausl allo stato attuale non può rilasciare. La soluzione esiste e sarebbe quella di rivolgersi a un centro privato, che però non effettua la visita gratuitamente ma a pagamento. Cosa potrebbe succedere? Che un bambino nato a dicembre 2005 o a marzo 2006 se volesse aspettare l’ok dell’Ausl dovrebbe rimanere fermo dall’inizio della stagione (a settembre) fino al giorno del proprio compleanno, senza poter svolgere non solo le le partite ma, teoricamente, neppure gli allenamenti.

Insomma, una situazione assurda di cui sono stati messi al corrente i vertici regionali della Figc e i responsabili emiliano-romagnoli che si occupano della salute. Pare che si stia preparando una lettera con la richiesta di chiarimento al Ministero, segnalando anche il parere di alcuni medici secondo cui non sarebbe necessario anticipare la visita prima del compimento dei dodici anni, ma se la strada è questa non è da escludere che i tempi per trovare una soluzione possano essere piuttosto lunghi. E pensare che da mesi al Coni, anche a livello provinciale, avevano fatto presente il problema, senza però che si trovasse una soluzione.

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Di chi sia la responsabilità adesso importa poco. Qualcuno sostiene che la Figc non abbia avvisato l’Ausl per tempo, altri che l’Ausl stia impiegando più del previsto per modificare i propri sistemi di prenotazione. Il risultato? In un momento in cui è necessario che tutto funzioni alla perfezione (il grosso delle richieste normalmente si concentra a inizio stagione agonistica) i calciatori che compiranno dodici anni nei prossimi mesi ancora non sanno se, e da quando, potranno giocare con tutti i documenti in regola.

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