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«Il protocollo Figc non prevede responsabilità penali per i presidenti delle società sportive»

L'avvocato Francesco Macrì fa chiarezza su alcuni aspetti: «Rispettando le disposizioni della federazione non si incorre in problemi particolari». In caso di un contagiato? «Per analogia con altri documenti fermerei solo la persona infetta e non tutta la squadra»

L'avvocato piacentino Francesco Macrì esperto in diritto sportivo

«L’ultimo protocollo della Figc non prevede alcuna responsabilità penale da parte dei presidenti delle società di calcio». Francesco Macrì è un avvocato specializzato nel settore sportivo, arbitro al Tas di Losanna (ce ne sono solo sei in tutta Italia), fiduciario per l’Associazione Italiana Calciatori e componente, fra gli altri, dei collegi arbitrali della Lega Calcio di Serie A e B. In sintesi, il professionista più indicato per fare chiarezza sulle ultime normative della Figc che riaprono a tutto il calcio, compreso quello dilettantistico e giovanile. A oggi infatti ci sono alcuni dirigenti che frenano per la ripresa dell’attività temendo di andare incontro a processi penali nel caso un proprio tesserato venisse contagiato. Ipotesi che l’avvocato Macrì smentisce, anche se è bene effettuare alcune precisazioni.

«Facciamo una premessa: il protocollo è indicativo e dà una serie di disposizioni, ci sono passaggi in cui vengono specificate prescrizioni obbligatorie, dunque che vanno assolutamente seguite, e altre in cui spiega che possono essere “opportune” e in questo caso si tratta di suggerimenti».

Fin qui il preambolo, poi si entra nel nocciolo della questione. «Non leggo da nessuna parte di una responsabilità penale del presidente, che dunque va esclusa». E piazza un paletto fondamentale del discorso, che si potrebbe già chiudere. Invece Macrì va oltre. «Allargando il discorso alle attività produttive, il Covid è stato riconosciuto come infortunio sul lavoro, dunque è da bocciare l'ipotesi che possa riscontrarsi un illecito penale da parte del massimo dirigente di una società sportiva».

Attenzione però, perché è bene fare una precisazione. «Ovviamente stiamo parlando di un club che segue il protocollo. Se io faccio entrare i calciatori senza alcun controllo, non pretendo che firmino la liberatoria, non sanifico gli ambienti e non rispetto le distanze all’esterno del campo allora è chiaro che posso anche andare incontro a delle responsabilità in caso di contagio. Ma se seguo quanto richiesto dalla federazione non rischio nulla».

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