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«Vai a pettinare le bambole? No, io continuo ad arbitrare». Il direttore di gara insultato: «La mia passione viene prima di tutto». VIDEO

Parla Martina Felici, giovane arbitro protagonista del brutto episodio di domenica scorsa a Cortemaggiore: «Non capisco perché i genitori debbano rovinare il divertimento dei ragazzi»

La consegna della maglia a Martina Felici da parte di Mario Fantini, presidente del Corte Calcio

Un insulto che non era nemmeno legato al modo in cui stavi arbitrando.

«Esatto, si andava sul personale e questo mi è dispiaciuto».

Come hai reagito? Perché in quelle situazioni è complicato, un arbitro non può abbandonare il campo e andarsene.

«Ho voluto continuare la partita perché i ragazzi non c’entravano, non era colpa loro. Si trattava di un comportamento errato dei genitori. Ho cercato di concentrarmi, di restare dentro la partita e di seguire azione dopo azione. Poi ho scritto tutto nel referto».

Tu cosa pensi di questi genitori che si presentano sugli spalti a rovinare il gioco dei ragazzi e anche il tuo divertimento, visto che tu arbitri per divertirti?

«Non capisco perché lo facciano. Il calcio è una passione, la cosa più importante non è vincere ma giocare. Non penso servano i commenti di mamme e papà, soprattutto durante la gara».

Se oggi rivedessi questa signora cosa vorresti dirle?

«Che io continuo ad arbitrare, perché la mia passione viene prima di tutto. Dico la verità, mi spiace anche che non possa più andare a vedere le partite del figlio».

Gresia, presidente degli arbitri, aveva un pizzico di timore. Già negli anni passati era successo che qualche direttore di gara venisse a riconsegnare la divisa dopo contestazioni particolarmente accese. E’ un rischio che con te non si corre.

«Assolutamente no».

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