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Baldrighi: «Il calcio? C'è tempo per parlarne. Adesso pensiamo a mettere in sicurezza chi lavora in prima linea e prova a sconfiggere il virus»

Il team manager del Fiorenzuola: «Penso che la situazione di emergenza sia stata sottovalutata». Sulla stagione: «Non mi interessa la classifica, vorrei riprendere solo perché significherebbe che siamo tornati alla normalità. Ma sarà dura»

Luca Baldrighi, consigliere e team manager del Fiorenzuola e titolare della Nuova Caser

Baldrighi parla da imprenditore, sa che nei prossimi mesi (come tutti) dovrà far fronte a periodi complicati, ma mette sempre la salute davanti a ogni cosa. «Parliamoci chiaro, per noi chiudere due settimane è un grosso danno, ma comunque assolutamente accettabile di fronte a quanto stiamo vivendo. I problemi veri oggi sono altri, tutto quel materiale che non è arrivato in tempo e che ha costretto medici e infermieri a curare i malati senza le necessarie protezioni. E’ inutile dire che sono degli eroi e rappresentano un esempio per gli altri, dobbiamo dare a tutti loro gli strumenti adatti per difendersi e per permettere di svolgere un lavoro fondamentale come quello che stanno svolgendo all’interno degli ospedali».

Difficile in queste condizioni parlare anche di calcio, ma un accenno va fatto anche perché è giusto pensare al futuro, nella speranza che il virus riduca i suoi danni il prima possibile. «Vuoi sapere cosa penso del campionato? A me il risultato non interessa più, lo dico in tutta onestà. Spero che si possa riprendere a maggio per terminare la stagione a giugno per un motivo solo: vorrebbe dire che stiamo tornando alla normalità. Ma onestamente non sono così fiducioso, perché ci devono essere le condizioni necessarie e ovviamente la salute deve essere messa davanti a tutto».

Nel caso non fosse possibile tornare in campo, Baldrighi suggerisce di tenere valida la classifica con i risultati ottenuti fino a ora. «Il Fiorenzuola è secondo, dunque non avremmo alcun vantaggio. Ma abbiamo giocato 24 partite, superando i due terzi del programma completo, non sarebbe giusto ignorarlo. Per cui ritengo corretto che il Mantova venga promosso, perché fino a oggi lo ha meritato sul campo; chi ha lavorato bene per sette mesi è giusto che venga ricompensato. Oppure, al limite, se si potesse tornare in campo per poche settimane allora si potrebbero giocare play off e play out, ma diventa difficile capire con quali criteri».

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Poi si pensa anche ai prossimi mesi che, non è un segreto, potrebbero vedere la crisi di alcune realtà produttive. «O cambiano le regole oppure credo che molte società faranno fatica a iscriversi ai vari campionati. Il Fiorenzuola è una realtà storica: noi, Pinalli e i fratelli Pighi faremo le nostre valutazioni, ma per quanto ci riguarda non penso ci siano dei rischi. Però ci sono sodalizi che sono ai limiti e diventerà molto difficile anche andare a chiedere soldi agli sponsor. In generale credo che in tutta la Serie D i costi saranno ridotti, si tornerà a impegni economici più simili a quanto succedeva negli anni ’80 e ’90. Ma cambieranno tante cose sia nei rapporti umani sia nello sport. Comunque ci sarà tempo per parlarne, adesso concentriamoci sul problema principale, che è quello di salvare delle vite, solo dopo torneremo a discutere di calcio».

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