Giovedì, 29 Luglio 2021
Calcio

L'Italia piange l'eroe del Mondiale '82. Lucci: «Paolo Rossi è stato un totem». Maccoppi: «Perdiamo un esempio»

I due grandi ex biancorossi ricordano quando affrontarono Pablito sui campi della Serie A negli anni '80 con Avellino e Como. «Di attaccanti così non ce sono più stati, forse Inzaghi. Era veloce, intelligente e scaltro»

Nel giro di una settimana il calcio si è prima ripreso il suo figlio prediletto, Maradona, poi l’eroe di una intera generazione di italiani, l’unico attaccante azzurro su cui era lecito storpiare il nome rendendolo brasiliano perché lui, il Brasile intero, l’aveva fatto piangere davvero.
Si è spento nella notte di ieri a 64 anni Paolo Rossi, l’hombre del Mundial ’82, o Pablito se preferite. L’uomo che stese con una tripletta il Brasile di Falcao, Socrates e Zico, di Cerezo e Junior. L’uomo che trascinò l’Italia al terzo titolo Mondiale in Spagna e riportò uno dei nostri a vincere anche il Pallone d’Oro.
A inventarlo bomber - bellissimo tra l’altro il tributo odierno del quotidiano L’Equipe, che descrive Rossi come il centravanti di un’altra epoca e di cui si è persa traccia - fu Gìbì Fabbri, indissolubilmente legato a Piacenza (’74-’76) tanto che qui da noi ancora si sostiene che il suo Piacenza sia il più spettacolare di tutti i tempi.
A ricordare Paolo Rossi, per sportpiacenza.it, è un’altra icona della nostra storia, Settimio Lucci. Il capitano e libero dei tempi d’oro della Serie A affrontò Pablito prima con l’Avellino e poi anche con la Roma.

«Me lo ricordo bene il luglio del 1982 - ci spiega Lucci - io giocavo già nella Nazionale Under 16 e quella sera del successo andammo tutti a Ciampino ad aspettare la squadra e, pensa la vita, un anno e mezzo dopo me lo sono ritrovato davanti in un Avellino-Juventus. Paolo Rossi era un centravanti d’astuzia, era sempre in zona porta o appostato sul secondo palo e tac, ti infilava il pallone. Questa era una dote e di gol ne ha segnati a caterve».
«Perdiamo un totem del nostro calcio, persone così ce ne sono sempre meno e soprattutto il mondo del calcio è cambiato. Penso a Maradona quando l’ho affrontato o a Paolo Rossi, erano lì ed erano sempre disponibili con tutti. Era un calcio più naturale, semplice, con valori diversi. Penso ai ragazzi di oggi e mi domando: che ricordi avranno? Alcuni più grandi sicuramente ricordano il Mondiale 2006 ma già quello era un calcio “blindato”, per non parlare di quello di oggi che è tutto Twitter e Social. Con Pablito se ne va un’icona del nostro sport».

Bellissimi ricordi anche per un altro grande ex del Piacenza, Bobo Maccoppi. «Io ho affrontato l’ultimo Rossi, quando ero al Como. E’ vero, di attaccanti così il calcio non ne produce più, forse Pippo Inzaghi lo ricordava, ma sono sempre meno. A parte il fatto che Pablito lo ricordo come una persona corretta, intelligente, furbo e scaltro in area di rigore, aveva una dote che non vediamo più: la finta e controfinta per smarcarsi. D’altronde oggi giocano tutti a zona e gli attaccanti non sanno più fare mezzo movimento. Di Rossi mi ricordo poi un’amichevole a Como contro quell’Italia dell ’82, tra l’altro Pablito era passato proprio da Como nella seconda metà degli anni ’70 e io giocavo nelle giovanili. Era un totem del nostro calcio, se n’è andato un esempio positivo in un modo in cui è sempre più raro averne. Si parla più di visualizzazioni e follower, poco di esempi. Paolo Rossi lo era».

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