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Lunedì, 17 Giugno 2024
Calcio

De Marco alla cena degli arbitri piacentini. Le foto

Tappa piacentina per Andrea De Marco, direttore di gara internazionale dal 2007 e in serie A dal 2002. Invitato dalla locale sezione dell’Aia alla cena annuale, ormai divenuta un appuntamento tradizionale per fare un bilancio della stagione e per...

Tappa piacentina per Andrea De Marco, direttore di gara internazionale dal 2007 e in serie A dal 2002. Invitato dalla locale sezione dell’Aia alla cena annuale, ormai divenuta un appuntamento tradizionale per fare un bilancio della stagione e per premiare i direttori di gara piacentini che si sono maggiormente segnalati. Oltre un centinaio le persone presenti e i giovani fischietti presenti alla bellissima serata andata in scena al ristorante Olimpia di Niviano, a fare gli onori di casa il presidente della sezione piacentina Antonio Lanzoni, insieme al presidente regionale Giampiero Gregori. Tanti i premiati, dai collaboratori alle giovani leve. Arbitro esordiente ultimo corso: Chiara Stombellini. Arbitro settore giovanile: Florenzo Moccia. Arbitro LND provinciale: Ernesto Carotenuto. Arbitro LND regionale: Mario Capasso. Arbitro Calcio A5: Andrea Signaroldi. Assistente LND regionale: Ersen Gjuzi. Osservatore arbitrale: Paride Chiesa. Premio speciale (14esima edizione) Beppe Marenghi: a Giuseppe Repetti. Tra una portata e l'altra siamo anche riusciti a scambiare due parole con l'ospite d'onore, Andrea De Marco.

Fare l’arbitro è un mestiere sempre più difficile, sia a livello professionistico sia dilettantistico. E’ anche un problema di cultura?
«Il problema della violenza - spiega De Marco - va assolutamente fermato. E’ inaccettabile che ancora oggi ci siano direttori di gara insultati e a volte anche picchiati. Fare il nostro mestiere non è assolutamente facile, noi lo facciamo perché abbiamo una grande passione che ci portiamo dentro fin da giovani».

Non si rischia una crisi di vocazioni andando avanti di questo passo?
«Ultimamente abbiamo dei dati confortanti, con un aumento del numero di iscritti soprattutto fra i giovani. Il nostro è anche un modo nuovo e diverso di fare sport, dobbiamo sostenere sedute di allenamento dure e abbiamo l’obbligo di sottoporci a dei test severi. Io penso che fare il direttore di gara serva anche per formare il carattere».

Senza nulla togliere agli altri direttori di gara, quelli italiani sono al top?
«La nostra scuola è una delle migliori al mondo, lo ha dimostrato anche la direzione di Rizzoli nella finale di Champions League».

Le telecamere sulle linee di porta potrebbero aiutarvi nel vostro lavoro o andrebbero a modificare quella che è la storia del gioco?
«Il calcio è bello anche perché le regole sono sempre le stesse, dalla Terza categoria ai Mondiali. Ovviamente il nostro obiettivo è sbagliare il meno possibile e l’introduzione dei giudici di porta ha ridotto gli errori. Questo può essere un aiuto importante anche senza ricorrere alla tecnologia, poi è chiaro che ci sono enti preposti a stilare i regolamenti e gli arbitri sono pronti a far rispettare qualunque norma».

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