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Ci ha lasciato Gianni Mura, un amico di Piacenza. «La coppa delle coppe e il Gutturnio appena mosso»

Morto all'età di 74 anni lo storico giornalista che firmò la prefazione del libro "Piacenza, i colori del sogno" dopo il primo anno di Serie A. Amico della nostra provincia dove veniva a presentare libri o per la buona cucina di cui era un fine intenditore

Gianni Mura

Classe 1945, nato a Milano e amico di Piacenza. E’ morto Gianni Mura, una delle penne più raffinate d’Italia. Si è spento all’età di 74 anni nell’Ospedale di Senigallia, colpito da un infarto, lo piange tutto il mondo dello sport e il giornalismo mondiale. Era un amico della nostra città, dove ha presentato alcuni dei sui libri, nel 1994 firmò la prefazione di “Piacenza, i colori del sogno” che raccontava il primo anno di A, conclusosi con la retrocessione, dei biancorossi.

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«Avevo tenuto da parte un giochino di parole, se andava bene. Piacere Piacenza. Non è andata bene. Dispiacere Piacenza» così iniziava la sua prefazione al libro scritto dal giornalista Paolo Gentilotti. «Ammetto di aver tifato con gioia, speranza e, verso la fine, con preoccupazione, non tanto per il Piacenza quanto per le idee che il Piacenza aveva messo sul tavolo, senza tradirle mai». Gli piaceva il Piacenza tutto italiano.
E ancora: «Pur non tifando, ho avvertito un doloretto all’altezza del fegato quando Esposito ha segnato a San Siro».
Sempre nella prefazione scrisse «Quanto gli sarebbe piaciuto a Gianni Brera questo Piacenza. A memoria direi che il Piacenza ha subito una sola volta in tutto il campionato, a Cremona. Per il resto, sempre all’italiana e una volta, col Foggia, a zona. Ha fatto tutto quello che poteva. Prima del via non prevedevo più di 16-18 punti» e poi «invece torna in B con 30 punti, solo uno meno dell’Inter che ha vinto la Coppa Uefa. A 30 punti, in passato, era salvezza sicura. C’è un robusto filo di civiltà fra città e squadra».
La tavola, altro suo grande piacere: «Non frequento molto la città, tolto qualche pellegrinaggio a uno dei migliori ristoranti d’Italia...se il campionato è andato male, consolatevi con le coppe. Le migliori del mondo. Consigliavo la creazione di un banco d’assaggi annuale (nel periodo in cui la stagionatura è ottimale) che si chiamasse “i campioni della coppa”, meglio ancora “la coppa delle coppe”. Sempre stato coppista, non c’è prosciutto o culatello che tengano. Ma questo è un altro discorso».
Chiudendo così la sua analisi su Gigi Cagni - «Tipo strano nella sua assoluta normalità. A qualche suo collega non riesce a dare del tu, esordiente com’è, ma non si fa camminare sui piedi nemmeno da Sacchi, se è il caso» - sulla società - «mai sotto le righe, mai sopra. Mai una polemica sguaiata, una battuta fuori posto, uno scivolone di stile» - e sui giocatori - «per una mia molto ipotetica formazione comprerei Taibi e Turrini e forse il GPP della bassa» -pazienza se è mancato un centimetro, non un chilometro a quella che si chiama salvezza. Salve, Piacenza, con un bicchiere di Gutturnio appena mosso, di Rivergaro. E provaci ancora: con la stessa convinzione, le stesse armi, lo stesso cuore». Così Gianni Mura sulla nostra città.

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