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Carpaneto ospita Rivera: «Messi è il migliore»

Gianni Rivera applauditissimo all’incontro di questa sera a Carpaneto; il campione del calcio fa il pieno di pubblico. Arriva con quasi trenta minuti di ritardo e subito viene preso a braccetto dal sindaco Gianni Zanrei che si è detto onorato di...

Gianni Rivera applauditissimo all’incontro di questa sera a Carpaneto; il campione del calcio fa il pieno di pubblico. Arriva con quasi trenta minuti di ritardo e subito viene preso a braccetto dal sindaco Gianni Zanrei che si è detto onorato di averlo ospite andando a comporre un altro tassello importante della storia di Carpaneto. È un uomo brillante all’apparenza e chi meglio di lui, pallone d’oro nel 1969 e con un grande passato alle spalle, poteva dar vita a una breve lezione di calcio ai giovani atleti dell’Ad Calcio Carpaneto. Parte subito in quarta Rivera, affrontando il tema dello “stato di salute” del calcio italiano: «In questo sport si trova un po’ di tutto - ha detto - si trovano le persone buone, meno buone, gli approfittatori e gli egoisti. Bisogna lavorare molto su questo e portare avanti tale progetto di unità e d’intesa. I bambini nascono tutti buoni, il problema è non farsi contaminare». Numerosi tra il pubblico anche gli allenatori non solo della squadra di Carpaneto ma anche di altre società piacentine e Rivera si rivolge a loro chiarendo che la società attuale ha bisogno di tecnici che insegnano ai ragazzi le regole base del calcio quali: il rispetto per i compagni, condividere le regole e rispettare l’avversario accettando le vittorie e le sconfitte.

«Oggi purtroppo i ragazzi credono che basti poco per arrivare in serie A e si credono, purtroppo, tutti del calciatori finiti ma non è così – continua – le statistiche dicono che su tremila giocatori solo uno arriva alla Serie A». La sala BOT del Comune è stata riempita in ogni ordine di posto anche dalle famiglie, e Rivera, non ha lasciato sfuggire l’occasione per chiarire che spesso i ragazzi si “montano la testa” per colpa dei genitori che dalle tribune succede che tendono a pronunciare commenti azzardati durante le partite e, inoltre, permettono ai propri figli di abbandonare gli studi e dedicare tutto il proprio tempo solo ed esclusivamente al calcio. «Chi ha ottime capacità l’importante è che giochi divertendosi. Nella vita non è obbligatorio giocare a calcio». In chiusura, prima di lasciar spazio alle domande dei “piccoli calciatori” ha parlato pure del rapporto educativo dietro al pallone; puntando i riflettori sul fatto che se si è rapportati bene con la propria vita seguendo un’alimentazione sana e andando a letto presto la sera si hanno più possibilità». L’orario di cena e la fame però non hanno frenato i ragazzi che incuriositi, hanno voluto sapere qualcosa di più sulla vita dell’ex giocatore del Milan. «Ho iniziato a giocare a pallone ancora prima di nascere – ha detto con il sorriso sulle labbra e anche leggermente emozionato – stando a ciò che mi racconta mia madre, a nove mesi camminavo già e quando trovavo qualcosa di roteante lo prendevo a calci. Fino a dodici anni non ho potuto partecipare a nessun campionato. Poco prima dei sedici anni invece militavo alla prima squadra. Sono rimasto al Milan per diciannove anni e ho veramente dei ricordi bellissimi».
Prima di salutare i numerosi presenti regalando strette di mano, foto ricordo e autografi, si sbilancia facendo un pronostico sulla partita di domani sera, Milan Barcellona. «La speranza è quella che vinca il Milan, anche se il Barcellona parte sicuramente avvantaggiato ed è difficile da battere. Ci sono parecchi giocatori bravi ma senza dubbio al momento il migliore in assoluto è Lionel Messi».
Christian Basini

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