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Calcio - «Fabio Paratici? Un dirigente talentuoso»

«Chi è Fabio Paratici? Un talento a livello dirigenziale. Nel calcio si parla spesso di talenti riferendosi ai giocatori, c’è anche chi lo è dietro la scrivania. Nella Juventus attuale Fabio è una figura stimata, competente e importante, uno degli...

Il piacentino Fabio Paratici è direttore sportivo della Juventus
«Chi è Fabio Paratici? Un talento a livello dirigenziale. Nel calcio si parla spesso di talenti riferendosi ai giocatori, c’è anche chi lo è dietro la scrivania. Nella Juventus attuale Fabio è una figura stimata, competente e importante, uno degli artefici delle attuali vittorie bianconere».
Il giudizio è di quelli pesanti perché arriva per voce di Giuseppe Marotta, attuale amministratore delegato e direttore generale sport della società capace di vincere gli ultimi tre scudetti e recentemente approdata alle semifinali di Champions League. L’occasione è quella del rinnovo fino al 2018 con la giacca bianconera sia di Marotta sia del piacentino Paratici, direttore sportivo della società più vincente in Italia.
Sul sito internet bianconero Paratici, che solitamente evita le luci della ribalta, è stato intervistato in un video che appare su www.juventus.com e ha raccontato i suoi anni a Torino.
«Perché non parlo mai? Perché penso che gli interpreti principali siano altri, dall’allenatore al presidente. Poi ognuno interpreta il proprio ruolo anche in base al carattere e io sono una persona abbastanza riservata; questo mio modo di essere mi consente di lavorare al meglio dietro le quinte».

Qual è nello specifico il compito del direttore sportivo?
«Coordina tre grandi aree: prima squadra, settore giovanile e scouting. Raggruppando questi tre gruppi gli obiettivi sono sostanzialmente due: miglioramento della rosa a disposizione del tecnico e accrescimento della società».

Quali sono le caratteristiche che guarda in un calciatore?
«Diciamo che la scelta è sempre un lavoro di gruppo. Inizialmente io raccolgo informazioni dallo scouting, quindi si passa alla seconda fase in cui prendiamo informazioni sul giocatore. Terminati questi due step cerchiamo di riassumere il tutto nella decisione finale che è un confronto con Marotta, Nedved e Allegri».

Qual è stato il suo giorno più brutto alla Juventus?
«Direi due: il pomeriggio di Istanbul lo scorso anno in cui siamo stati eliminati dalla Champions League e alcuni momenti della prima stagione, che però sono serviti per costruire il percorso successivo».

E il momento migliore?
«La serata di Trieste quando abbiamo vinto il primo scudetto».

Cos’è la Juventus?
«Storia, prestigio, storia della famiglia Agnelli, la società che ha vinto di più, quella che ha il maggior numero di tifosi. Sono veramente orgoglioso di essere riuscito in piccola parte a scrivere qualche capitolo di questa storia».

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