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Gianfelice Facchetti: «San Siro è uno stadio con un'anima, un luogo di emozioni e passioni»

Giovedì alla Corte Biffi la presentazione del libro dedicato alla Scala del calcio

Gianfelice Facchetti ha San Siro nel dna, per lui questo stadio è un luogo dell’anima. Quelle stesse luci che hanno reso immortale la canzone di Roberto Vecchioni, continuano a brillare nella mente di questo scrittore che giovedì alle 19,30 presenterà alla Corte Biffi di San Rocco al Porto in via Giovanni XXIII 44, il suo ultimo libro dedicato alla Scala del calcio, dal titolo “C’era una volta San Siro” (Piemme) con prefazione di Luciano Ligabue. Nel libro c’è molto amore per uno stadio che il nuovo corso di un calcio in cui prevalgono i fondi americani e gli interessi televisivi vorrebbero abbattere per realizzare un nuovo impianto, oppure demolirlo per un quartiere 4.0 con grattacieli e costruzioni futuribili, mentre lo stadio di Inter e Milan potrebbe essere realizzato altrove.

Ma se è vero che tutti noi siamo i luoghi che abbiamo attraversato, la casa che abbiamo abitato, la strada percorsa, le stanze, i corridoi, i cortili di una vita, allora lo stadio dedicato a Pepìn Meazza assume un valore enorme e non solo per Gianfelice: «San Siro – dice – è per me è una seconda casa, anche solo per la quantità di  ore, di giorni che ci ho passato. Ho fatto un calcolo approssimativo e potrei averci trascorso un intero anno della mia vita: non è un luogo qualunque. Non solo per la quantità ma anche la qualità del tempo, delle emozioni per le cose che vi sono accadute. Per tanti di noi che lo hanno vissuto così intensamente San Siro è stato un luogo di crescita, di svezzamento verso la maturità: le prime partite viste erano quelle tranquille, poi quelle di cartello e infine le serali con l’emozione in fondo al cuore». Prosegue: «C’era una serie di traguardi di vita da raggiungere sul campo anche attraverso i riconoscimenti di mio padre,  che mi dava l’opportunità di andarci. E’ un luogo che merita di raccontarsi. Ha quasi un secolo di vita  e ho deciso di dargli voce in un momento in cui si parla insistentemente del suo futuro senza quasi voler coinvolgere le persone che lo frequentano e che abitano in quella straordinaria zona di Milano. Io ho voluto fare l’opposto, volevo che la gente partecipasse a questa decisione sul futuro dello stadio, perché in democrazia funziona così».

Facchetti racconta con passione e con emozione suggestioni, emozioni, calciatori e partite: «Ricordo la mia prima volta in cui capii che non si può uscire dallo stadio prima della fine: Inter-Napoli del 1982, uscimmo con mio padre a un quarto d’ora dalla fine, l’Inter vinceva due a zero e in auto scoprimmo che in quattro minuti il Napoli aveva pareggiato». Nel cuore Gianfelice ha anche la partita in cui vide il gol più bello: «Era di Karl Heinz Rummenigge  e  venne  misteriosamente annullato, l’Inter quella sera giocava contro i Rangers di Glasgow e vinse comunque largamente». Il libro di Facchetti spiega quanto la memoria sia importante, quanto il passato sia vivo e presente nella nostra mente e quanto la passione possa animare e colorare persino un vecchio stadio che qualcuno vorrebbe mandare in pensione. Partite ordinarie, epiche, spareggi, derby, goleade e disfatte, nessuna differenza, San Siro secondo Facchetti ha continuato a osservare calcio e calciatori: «Uno stadio – conclude – con un'anima il cui destino resta in bilico. Ha rischiato la demolizione e forse passerà attraverso un maquillage dagli effetti incerti ma, con il suo futuro sospeso, resta a testimoniare le gesta indimenticabili di Peppino Meazza e del grande Torino, il Milan di Rocco, l'Inter di Herrera, Gigi Riva, gli olandesi di Sacchi e i tedeschi di Trapattoni, Maldini e Zanetti, Maradona, Totti, Baggio e Del Piero». Insomma, una storia infinita che non può e non deve essere cancellata.

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