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Terminare la stagione delle giovanili dopo l'estate? «Una opzione possibile, ma dobbiamo iniziare a parlarne»

Di Battista (Fiorenzuola): «Purtroppo tutti aspettano che siano gli altri a prendere decisioni», Ciotola (San Giuseppe): «Sarebbe brutto buttare via quanto fino ad ora», De Biasi (Spes Borgotrebbia): «Cancelliamo tutto»

Bloccare le annate, e di fatto ripetere la stagione; terminare i campionati da settembre a dicembre (o comunque ripartendo quando le autorità concederanno il via libera) oppure considerare definitivamente conclusi i tornei attuali.

Il mondo del calcio giovanile non ha una posizione univoca: come è normale che sia tecnici e dirigenti la pensano in modo differente, anche se tutti si augurano che si possa tornare in campo il prima possibile, perché significherebbe riprendere la nostra normalità.

Massimo Ciotola è allenatore degli Allievi del San Giuseppe e nel torneo Elite stava disputando un’ottima stagione prima della sospensione. Con la sua famiglia abita a Codogno e ha vissuto questa emergenza dalla zona rossa fin dal primo giorno. «Innanzitutto – premette – mi auguro che nelle prossime settimane il virus ci conceda un po’ di pace, anche se mi sembra di capire che dovremo imparare a conviverci ancora a lungo. Penso che il primo passo sia quello di capire come riprendere la nostra vita normale pur avendo ancora a che fare con il coronavirus, altrimenti correremmo il rischio di bloccare nuovamente tutto fra pochi mesi. Per questo, anche in campo sportivo, sarà necessario rispettare tutte le precauzioni che ci verranno indicate dagli esperti».

Poi inizia a parlare di quando si potrà tornare in campo. «Sarebbe brutto buttare via tutto quanto di buono fatto fino a febbraio, io manterrei i risultati ottenuti fino alla sospensione per riprendere non appena possibile, terminare la stagione e quindi ripartire con quella nuova magari da gennaio 2021. Parlo del nostro torneo, mancavano poche giornate al termine e quindi le eventuali fasi finali, ci sarebbe tutto il tempo per concludere e credo sia la cosa giusta».

Logicamente bisognerà ragionare in modo diverso rispetto a come siamo stati abituati a fare fino a due mesi fa. «Capisco che da un punto di vista burocratico bisognerebbe modificare qualcosa, ma credo sia necessario superare questi problemi, si tratta solo di avere la volontà. Ripeto, non sarebbe bello annullare tutto».

Simone Di Battista è il responsabile del settore giovanile del Fiorenzuola e la sua posizione è più complessa, ma molto precisa. «Escluderei di ripartire da zero con le stesse annate, questa ipotesi non mi entusiasma. Siamo di fronte a un’emergenza mondiale inimmaginabile e credo che si possa mettere in preventivo di perdere qualche opportunità a livello giovanile». Più possibilista sull’ipotesi di terminare la stagione nei mesi che andranno fino alla fine del 2020 per poi iniziarne una nuova nel 2021. Ma a determinate condizioni. «Solamente ieri la federazione ha sospeso definitivamente i campionati giovanili nazionali, ora si attendono notizie per tutti gli altri. Però bisogna fare presto, perché c’è la necessità di capire chi parteciperà alla prossima stagione e quali potrebbero essere i calendari, altrimenti si corre il rischio di fare un minestrone creando problemi a due annate. A me va bene finire i tornei attuali nel 2020 e partire con i nuovi nel 2021, ma è necessario organizzarsi il prima possibile. Possiamo anche giocare domenica e mercoledì ma va studiato e programmato al meglio; stiamo parlando di ragazzi che ovviamente hanno come priorità la scuola e la prossima sarà un'annata difficile anche sotto questo aspetto. Io penso che tutto sia possibile, ma chi ha le competenze deve decidere presto per consentire alle società di organizzarsi».

Poi Di Battista amplia il discorso. «Il blocco delle categorie non mi piace: in questi giorni sto guardando partite straniere anche dei campionati giovanili e vedo gare in cui giocano tranquillamente dei 2002, dei 2003 e dei 2004 nella stessa squadra. Anche noi, che siamo cresciuti negli oratori, quando arrivavamo sul campo facevamo le squadre con ragazzi di età diverse, giocavamo tutti insieme e questo era un grande motivo di crescita per tutti, è impensabile che il confronto sia solo sui pari età».

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