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Lucci: «Mettiamo Piacenza al centro, è arrivato il momento di cambiare. Assurdo mandare bambini di 9 anni a giocare fuori provincia». VIDEO

L'ex biancorosso, attuale responsabile tecnico del Fiorenzuola Academy: «Basta con il "saccheggio" di realtà limitrofe, facciamoli crescere da noi. Negli ultimi 30 anni nessuno dei ragazzini partiti così presto è arrivato a giocare ad alto livello»

Non è mai banale Mino Lucci, soprattutto quando parla di ragazzi e del settore giovanile. Alle spalle ha una lunghissima esperienza nel calcio che conta e dopo aver lasciato lo sport giocato è rimasto comunque sempre sui campi, prima come tecnico e adesso da dirigente. Non uno di quelli inchiodati dietro la scrivania; lo si vede spessissimo sulle tribune a seguire le partite dei più piccoli nelle vesti di responsabile tecnico del Fiorenzuola Academy.

Nelle scorse settimane ha utilizzato i social per esprimere alcune idee relative allo stato del calcio italiano, soprattutto quello giovanile. Adesso l’occasione per illustrare alcuni concetti chiave è la presentazione dell’accordo stretto dal Fiorenzuola e dalla Spes Borgotrebbia, società molto attenta alla crescita dei più piccoli.

«L’idea della collaborazione – spiega Lucci – nasce principalmente dal rapporto fra persone a iniziare dai due presidenti Luigi Pinalli e Maurizio Russo. Come società cerchiamo di allargare i nostri orizzonti, vogliamo capire se è possibile ampliare il bacino da cui pescare qualche ragazzo promettente, che possa ambire a qualcosa di più rispetto all’ambito dilettantistico. Lo scopo è migliorare il livello delle strutture tecniche, la nostra sarà una collaborazione bilaterale in cui tutti devono imparare dagli altri, ci sarà uno scambio di allenatori e istruttori e durante la settimana individueremo un professionista che avra il ruolo di maestro di tecnica dei giovani calciatori. Crediamo stia nascendo qualcosa di interessante per tutti».

Un Fiorenzuola che a livello giovanile sta già raggiungendo i primi risultati, come confermano le finali raggiunte dalla Primavera 4 rossonera.

«Vero, il risultato sul campo è stato positivo; abbiamo gettato le basi ma il lavoro da fare rimane parecchio».

Poi Lucci spiega ancora più nel dettaglio i motivi della collaborazione con la Spes Borgotrebbia.

«E’ un messaggio che cerchiamo di dare a tutta Piacenza, visto che ormai sono un piacentino d’adozione. Vogliamo che i bambini di 8, 10 ma anche 12 anni rimangano all’interno della propria società perché secondo noi è assurdo mandare ragazzini in giro a Parma o a Cremona o in altre società che ormai saccheggiano la nostra provincia. E’ ora di tirare fuori l’orgoglio piacentino e dire: questi ragazzi devono rimanere qui, cerchiamo di portarli in alto direttamente noi».

E va oltre: «E’ inutile metterli su un pullmino per farli viaggiare quattro volte alla settimana e poi arrivare a 13 anni che sono già stanchi di giocare. O magari vengono lasciati a casa dopo una sola stagione perché arriva un altro fisicamente più dotato. Il messaggio del Fiorenzuola e della Spes Borgotrebbia è questo: restate all’interno della Spes dove trovate una struttura tecnica adeguata. Poi alla fine di questo percorso, a 13 o 14 anni, vediamo se c'è qualcuno che possa ambire a qualcosa in più. Riportiamo Piacenza al centro, non vogliamo più essere terra di conquista. E’ un discorso che parte dal Fiorenzuola ma abbiamo anche il Piacenza calcio che fa del professionismo. Speriamo che i genitori lo capiscano: se facciamo una ricerca, negli ultimi 30 anni nessuno dei ragazzini partiti a 8-9 anni è arrivato a giocare ad alto livello. Non dico in prima squadra fra i professionisti, ma neppure in Primavera. E’ arrivato il momento di cambiare».

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