Calcio Femminile

Le nozze d'oro di Piacenza con lo scudetto: quel fantastico 1971 e lo storico trionfo della Brevetti Gabbiani

I ricordi di Luciana Meles: «Eravamo uno squadrone, perdemmo una sola partita in tutto il campionato». Un gruppo composto da pioniere che lasciarono un segno anche fuori dal campo

I tempi ovviamente erano molto diversi rispetto a quelli attuali, ma il calcio femminile era comunque seguito con attenzione. «C’era grande curiosità per uno sport fino a quel momento ritenuto esclusivamente maschile. Gli organizzatori erano bravi a creare interesse attorno alle nostre gare, ricordo che contro il Cagliari giocammo al Sant’Elia e fu Albano a dare il calcio d’inizio». Ma non fu l’unica iniziativa che coinvolse le ragazze: «Allo stadio della Galleana entravamo spesso in campo con il Piacenza, in occasione di amichevoli e gare di campionato, a consegnare i fiori agli avversari. Successe con Juventus, Milan, Fiorentina e anche con l’Inter di Facchetti».

Non c’erano preparatori atletici ma la Meles, sportiva a 360 gradi (è stata anche nazionale di atletica e campionessa italiana di judo) si gestiva da sola, come molte sue compagne. «Ci allenavamo due volte alla settimana, ma io avevo un mio tecnico personale, Guido Veneziani, e di fatto potevo essere paragonata a un’atleta professionista. Ricordo che Guido metteva una corda vicino all’incrocio dei pali a formare un triangolo e mi allenavo ore a centrare quel bersaglio. Oppure per insegnarmi a usare il sinistro indossavo la scarpa da ginnastica sulla destra e quella da calcio a sinistra». Ma non è finita. «Non c’erano schemi, ma la parte atletica anche allora era importante. Io ero una fondista e prima di iniziare il riscaldamento insieme alle mie compagne facevo mezz’ora di corsa fuori dallo stadio per entrare nel clima. Poi, in campo, le avversarie non riuscivano mai a prendermi. Una volta una ragazza si ruppe un dito nel tentativo di aggrapparsi ai miei calzoncini per cercare di fermarmi».

Meles e Facchetti-2

La parola professionismo non era nemmeno nei pensieri delle calciatrici, però la Meles, come alcune sue compagne, trovò lavoro nella ditta dello sponsor e percepiva anche un discreto (per l’epoca) rimborso spese. Ma la piacentina andò oltre e qualche anno dopo provò anche a fondare l’Associazione calciatrici insieme all’avvocato Campana, storico presidente dell’Associazione calciatori. «A quel tempo alcune ragazze guadagnavano qualcosina, altre pochissimo. Mi sembrò giusto muovermi per creare condizioni simili per tutte le atlete che giocavano a un certo livello e soprattutto dotare ogni tesserata di un’assicurazione. Sapete quale fu la risposta della federazione? Mi squalificarono per sei mesi».

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