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Lega Impianti Sportivi - Antonio Erario lancia l'allarme: «Senza aiuti il settore è destinato a morire»

«Abbiamo della gente che è letteralmente disperata, sull’orlo del fallimento, ed è per questo motivo che ci siamo attivati per fare una Class Action contro il Governo. Vogliamo capire perché si colpisce sempre il settore del calcetto e chiedere i danni»

Antonio Erario (Lega Nazionale Impianti Sportivi e CAI)

Antonio Erario parte piano ma nel giro di pochi minuti diventa un fiume in piena. E ha ragione. Se c’è un comparto che è stato letteralmente «massacrato» in questi mesi è proprio quello del calcetto, in particolare non tanto per i ragazzi che ci giocano, piuttosto per quello dei gestori degli impianti sportivi di cui Erario è rappresentate (LNCA) oltre al Calcio Amatoriale Italiano (CAI).
Da poche ore sulla sua pagina Facebook è stata lanciata una raccolta firme per una Class Action. «La chiusura degli sport da contatto sancisce la morte di centinaia di migliaia di operatori del settore oltre che delle annesse strutture sportive. Si colpisce sempre lo sport per primo, a questo punto chiediamo di poter vedere i dati scientifici che inducono alla chiusura dei nostri impianti dopo che ci siamo adoperati per rispettare tutti i protocolli dentro alle nostre strutture. Abbiamo davanti i 6 mesi più neri della storia e siamo destinati a fallire in poche settimane ed è per questo che lanciamo un drammatico grido d'allarme per chiedere immediatamente un risarcimento danni a nome di tutta la categoria e finanziamenti a fondo perduto per garantire il Diritto allo Sport che rischia di scomparire». L’hastag è #nontoccatecilosport (clicca qui per il link alla raccolta firme).

«Solo noi come Calcio Amatoriale Italiano abbiamo 20mila iscritti - spiega Erario - quindi puoi ben pensare che stiamo parlando di un comparto che racchiude decine di migliaia di tesserati. Sinceramente oggi non possiamo più parlare di debiti se ci rivolgiamo ai gestori degli impianti sportivi, piuttosto dovremmo parlare di una prospettiva di fallimento. Prima del lockdown potevamo discutere sui debiti, ora stanno camuffando una ripartenza che in realtà è una chiusura. E’ stato fatto un terrorismo senza quartiere al calcetto, i gestori degli impianti hanno registrato un -95% negli incassi. Di che cosa parliamo? Di debiti? Ormai non è più il tempo. O arrivano degli aiuti oppure quasi tutto il settore andrà incontro al fallimento. Di questo parliamo».

Apertura camuffata? «Sì - prosegue - perché se qualcuno riesce a interpretare questo Dpcm gli pago una cena. E’ un decreto illeggibile fermo restando che Fontana, in Lombardia, ha chiuso direttamente tutto. Nei giorni scorsi alcuni sono stati accusati di aver cercato degli “escamotage” per poter continuare l’attività però, la verità, è che ci siamo sempre appoggiati al CONI per interpretare le normative e di conseguenza proseguire la nostra attività. Abbiamo della gente che è letteralmente disperata, sull’orlo del fallimento, ed è per questo motivo che ci siamo attivati per fare una Class Action contro il Governo. Abbiamo due filoni da seguire: da una parte chiediamo di dimostrare con una evidenza scientifica i dati che hanno portato alla chiusura del nostro settore. Vogliamo sapere i dati per cui lo sport ha chiuso in anticipo: abbiamo applicato tutte le procedure, adeguato gli impianti però notiamo che vengono sempre colpiti per primi quelli che fanno sport e perciò vogliamo capirne il motivo. Dall’altra parte, se non ci forniranno una evidenza chiara, allora chiederemo i danni perché il lavoro è un diritto e se mi fai chiudere ti devi sostituire. Il gruppo è già costituito come associazione di categoria, si chiama Lega Impianti Sportivi e stiamo raccogliendo le firme».

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