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Pighi: «Io nel calcio? Potrei valutarlo, ma solo con un progetto che faccia sognare e coinvolga quattro-cinque imprenditori». VIDEO

 

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Roberto Pighi torna nel calcio? Chissà. Attualmente l’imprenditore piacentino è impegnato in modo consistente con la Wixo Lpr nel volley, sport che ha imparato ad apprezzare nelle ultime stagioni e che ora segue con entusiasmo, ma non è da escludere che fra qualche mese possa dare una mano a qualche realtà del nostro territorio. In periodi differenti il suo nome è stato associato al Piacenza e al Pro Piacenza (fu lui a sondare il terreno per un’eventuale fusione qualche anno fa), mentre i suoi fratelli sono una delle anime del Fiorenzuola insieme al presidente Pinalli e ai Baldrighi. Così, dopo aver analizzato la situazione attuale della Wixo Lpr nell’intervista pubblicata ieri, Pighi prosegue l’intervento focalizzandolo sul calcio.

Periodicamente a Piacenza emergono voci che la vogliono in questa o in quella società. Qual è la situazione attuale?

«Per quanto riguarda il Pro Piacenza l’unica cosa vera è stata una piacevole cena estiva. Burzoni molto elegantemente mi ha invitato a casa sua e mi ha fatto conoscere sua moglie che mi ha anche regalato un libro, ma da gran signore non mi ha fatto alcuna pressione. Per quanto riguarda la formazione rossonera dunque non c’è assolutamente nulla, almeno allo stato attuale».

E per quanto concerne il Piacenza?

«Qui la cosa è un po’ diversa, con Gatti ho maggiore confidenza e ci sono stati degli abboccamenti che nelle intenzioni sono molto entusiasmanti, nei fatti lo vedremo. Ho già incontrato alcuni esponenti della società e ho chiarito la mia posizione presentando un piano sul quale riflettere, la base di partenza necessaria per poter sognare. Il tutto deriva anche dal fatto che l’amico Stefano Arici quest’estate mi aveva comunicato che avrebbe voluto aumentare il proprio impegno nel calcio e quindi un minimo di “pour parler” esiste, anche se non ho ancora notato nulla di concreto, almeno nei termini che piacciono a me».

Sintetizzando possiamo dire: porte aperte ma a determinate condizioni?

«Da parte mia dopo l’esperienza triennale che ho avuto nello sport inizio a valutare molto bene quelli che sono i doveri e gli oneri da parte di chi detiene le quote. Ho un amico presidente della squadra al comando della Serie C e per essere là in alto mi risulta che spenda il doppio del Piacenza. Se sognare significa salire di categoria ma poi giocare una Serie B “stiracchiata” questo non mi suscita un grande entusiasmo. Per me sognare significa qualcosa di diverso, ma soprattutto dare continuità e stabilità a un progetto. Apprezzo molto i ragionamenti di Marco Gatti relativo al controllo dei flussi finanziari e sono sicuro che da un punto di vista economico i biancorossi, così come il Pro Piacenza e il Fiorenzuola, abbiano conti sani. Ma se si vuole compiere un salto di qualità non è possibile proseguire da soli. Un progetto che preveda il Piacenza proiettato verso l’alto deve essere allargato ad almeno quattro-cinque persone tutte estremamente strutturate».

Ha già citato anche il Fiorenzuola: è stato dirigente negli anni scorsi e i suoi fratelli sono impegnati in prima persona all’interno della società che sta facendo benissimo in Serie D. Un suo eventuale ingresso in rossonero è possibile?

«Non mi hanno mai chiesto di rientrare, anche se la mia sensazione è che abbiano piacere che lo faccia. Li seguo con grandissimo affetto e sono anche un loro tifoso, quest’anno mi sembra che abbiano indovinato tutto e al Comunale, fra l’altro uno dei campi sportivi più belli della provincia come manto erboso, si vede giocare molto bene e ci si diverte. Le squadre avversarie tutte le domeniche fanno i complimenti allo staff e al tecnico, ho visto anche emozionarsi sia il presidente Pinalli sia mio fratello Giovanni e questa non è cosa da tutti i giorni, significa che è uno spettacolo davvero divertente. Tutto quello che stanno ottenendo se lo sono ampiamente meritato».

Abbiamo parlato di Piacenza, Pro Piacenza e Fiorenzuola. L’ipotesi di un accordo, non chiamiamola più fusione, fra tutte o alcune di queste società è una situazione su cui si può ancora lavorare o è definitivamente tramontata?

«Forse non è mai partita. Ci abbiamo ragionato per un attimo in situazioni di emergenza ma non c’erano le condizioni. Credo che con i caratteri e il modo di pensare dei dirigenti coinvolti non ci sia alcuna possibilità di fusione; al massimo potrebbe esserci qualche aggregazione fra le persone, ma non in campo societario».

Ultima domanda: il prossimo anno dove vedremo impegnato Roberto Pighi? Nello sport ma ancora non si può dire dove?

«Abbiamo fatto un panorama di quanto offre Piacenza; un anno fa avevo avuto anche una sirena da parte del rugby che però conosco poco. Se farò qualcosa sarà nel calcio o nella pallavolo».

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