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Federico Campanella dopo il successo di Cervia (f. Ciamillo-Castoria)

Federico Campanella dopo il successo di Cervia (f. Ciamillo-Castoria)

La festa in autogrill e la dedica alla famiglia. Campanella: «Cuore, orgoglio e attributi la nostra arma vincente in Coppa Italia»

Il tecnico della Bakery dopo la storica vittoria biancorossa: «Ai ragazzi prima dell'incontro ho detto: se farete degli errori non preoccupatevi, voi continuate a osare»

Ti indico un solo segnale: capitan Birindelli che dopo una partita molto difficile si prende lo sfondamento decisivo a quattro secondi dal termine. E’ una delle indicazioni fondamentali per capire che tipo di squadra siete?

«Ti dico la verità, io questi ragazzi vorrei citarli tutti, dal primo all’ultimo. Ovvio che sia semplice mettere i riflettori su Vico o su Perin, ma anche su Udom decisivo con i suoi liberi nel finale. Io però desidero sottolineare la prova di Planezio, che in finale non è stato appariscente in attacco ma ha preso rimbalzi importanti giocando una grande gara in difesa. Birindelli è uno che sa leggere le situazioni, non ha segnato tanto ma ha fornito un grande contributo. Così come hanno dato una mano fondamentale Pedroni, che ho utilizzato poco, De Zardo e Czumbel che hanno portato una grande energia. E non dimentichiamo Guerra e El Agbani; non sono entrati ma dalla panchina si sono fatti sentire».

Decisivo quello che è il vostro marchio di fabbrica, la difesa.

«Penso che tenere Rieti a 65 punti non sia riuscito a nessuno. Testimonia l’identità della nostra squadra».

Come era prevedibile non si è vista una pallacanestro spettacolare ma gare molto intense.

«E’ vero, ma è tipico delle finali che raramente sono partite belle da vedere. Sono sfide da punteggi bassi e contatti fisici. Ai ragazzi prima dell'incontro ho detto: se farete degli errori non preoccupatevi, voi continuate a osare. Non vince chi non sbaglia, ma chi commette meno errori».

Un successo così importante merita una dedica.

«A mia moglie Laura, che è sempre con me, e mia figlia Vittoria. Poi a mia mamma e al mio babbo che non c’è più. Lui è stato arbitro di Serie A per tanti anni, è merito suo se ho il basket nel dna. Sono sicuro che domenica dal Paradiso un occhio lo ha dato. Poi vorrei fare anche qualche ringraziamento».

Prego.

«Al presidente Beccari, a cui esprimerò gratitudine fino alla fine della mia carriera. E’ stato il primo a darmi un’opportunità così importante e io, egoisticamente, sono stato bravo a sfruttarla. Questa manifestazione mancava nel palmares della Bakery, sono contento di avergliela consegnata insieme a tutto il nostro gruppo».

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