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L'appello: «Per le maratone riduciamo la burocrazia»

E’ una corsa a ostacoli contro la burocrazia ma anche contro le assurdità richieste a chi vuole fare attività sportiva. Come il certificato medico, costo che varia dai 50 ai 70 euro, valido per il triathlon (nuoto, corsa e bici) ma non per la sola...

Il tavolo dei relatori all'incontro tenutosi nel Salone del Coni
E’ una corsa a ostacoli contro la burocrazia ma anche contro le assurdità richieste a chi vuole fare attività sportiva. Come il certificato medico, costo che varia dai 50 ai 70 euro, valido per il triathlon (nuoto, corsa e bici) ma non per la sola corsa, oppure come i comuni che chiedono agli organizzatori di cambiare il colore dei tavoli al ristoro o la legge che obbliga tutti i runner, stranieri compresi, a presentare un certificato che esiste solamente in Italia e in Francia. Non basta? Si può proseguire a lungo, citando l’assurdità dell’attività scolastica: si può praticare qualsiasi tipo di manifestazione alla mattina senza problemi, ma per chi torna in palestra il pomeriggio è necessario il certificato medico.
Tutte situazioni che stanno mettendo i bastoni fra le ruote agli organizzatori delle maratone italiane, riuniti questa mattina nel Salone del Coni a Piacenza per presentare all’onorevole Paola De Micheli le problematiche del settore chiedendole di farsi portavoce in Parlamento per provare almeno a semplificare una disciplina al momento troppo complicata.
Sotto la regia di Alessandro Confalonieri e Pietro Perotti, anime della Placentia Half Marathon, si sono dati appuntamento da tutta Italia, a iniziare da Enrico Castrucci, presidente della Maratona di Roma, per proseguire con Daniele Menarini, direttore di Correre, Claudio Bernagozzi, ideatore della Maratona di Bologna, e quindi i rappresentanti di Stramilano e delle gare di Verona, Venezia e Napoli. Insomma, un grido che arriva da nord fino a sud per chiedere un aiuto soprattutto in vista dell’Expo, quando giungeranno in Italia milioni di visitatori che, con la normativa attuale, non potranno partecipare a nessuna delle gare in programma nel nostro Paese.

MILIONI - Non si pensi che il problema interessi una minoranza, perché secondo l’Istat sono 5 milioni i nostri connazionali che corrono, dei quali almeno 30mila si preparano regolarmente per una maratona. E questi eventi portano vantaggi economici alle realtà in cui vengono disputate. Il Sole 24Ore ha stimato in 30 milioni di euro l’introito che la Maratona di Roma “consegna” alla città e secondo altri studi la Maratona di Torino genera introiti 57 volte superiori alla regione Piemonte. Numeri da capogiro, sciorinati da organizzatori che chiedono una sola cosa: la semplificazione normativa.
«A Roma - ha chiarito Castrucci - paghiamo anche 1 euro per ogni atleta arrivato al traguardo e 15mila euro per l’antidoping».

ASSENTI - Una battaglia che gli organizzatori vorrebbero combattere insieme alla Fidal , invitata all’appuntamento di Piacenza ma assente. «La Federazione - sono le parole di Menarini - è la convitata di pietra insieme alla Federazione dei medici sportivi. Pure loro sarebbero dovuti intervenire ma non si sono visti». Qualcuno arriva a parlare di lobby (eliminando i certificati si ridurrebbero enormemente anche gli introiti), altri chiedono la possibilità di un’autocertificazione come è possibile attuare in qualsiasi altro campo. «Anche perché nessuno chiede un certificato medico a chi fuma le sigarette o a chi fa una ferrata in montagna».

COMMISSIONE - In una mattinata piena di problemi segnalati ma anche di proposte avanzate, da sottolineare la richiesta di Robert Gionelli, delegato provinciale del Coni, per una «commissione che studi il problema composta da dirigenti sportivi». Adesso tocca alla De Micheli, maratoneta praticante, presentarsi di corsa a Montecitorio per trovare una soluzione prima di Expo 2015.
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